Patologie del Piede e Ausili Ortopedici

Lo scheletro del piede è formato da 26 ossa che si articolano tra loro formando l’arco plantare. Le ossa del piede vengono distinti in tre gruppi ovvero il tarso, il metatarso e le falangi. E’ questo tipo di disposizione ad arco delle ossa che permette al piede di sostenere il peso di tutto il corpo.
Il piede può essere afflitto da numerose piccole patologie che spesso possono essere risolte con ausili ortopedici in silicone.

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L’alluce valgo è una delle più comuni affezioni che colpisce moltissime persone, in particolare le donne. Rappresenta una deformità del dito grosso del piede, che appare deviato verso le altre dita, con una contemporanea sporgenza del primo osso metatarsale. Spesso si associa al piede piatto, che si presenta quando un’incurvatura fisiologica dell’arco plantare si appiana, per cui l’intera superficie plantare si appoggia sul terreno. L’associazione delle due patologie viene definita come piede piatto valgo.
Le cause che portano allo sviluppo dell’alluce valgo sono: una certa tendenza familiare a trasmettere il disturbo, una predisposizione costituzionale dovuta al rilassamento dei legamenti, l’obesità, i lavori pesanti sotto sforzo e l’impiego prolungato di calzature non idonee con tacco alto, punta troppo stretta o di scarpe non sostenute.
Il fenomeno si sviluppa nel corso degli anni, in un primo momento, anche per gli sforzi, l’articolazione dell’alluce inizia a gonfiarsi scatenando dolorose infiammazioni che, con il trascorrere del tempo, possono originare l’antiesterica deviazione dell’alluce che può portare ad un’ulteriore deviazione della altre dita. L’alluce deviato si angola alla base e viene irritato dalla continua azione traumatizzante delle scarpe. Si formano quindi borsiti ed igromi ovvero cisti gelatinose che possono infettarsi e dolere. E’ fondamentale iniziare precocemente la correzione di questa patologia e per farlo, in modo adeguato, si potrà ricorre a trattamenti conservativi come gli ausili ortopedici in silicone, i plantari correttivi e le calzature idonee. Perfetti per intervenire su una leggera malformazione sono i divaricatori in silicone medicale, veri spaziatori per separare l’alluce dal secondo dito e, al contempo, evitare il suo sfregamento contro la scarpa. Possono essere indossati sia di giorno che di notte, in quest’ultimo caso sono suggeribili i modelli dotati di una guaina tubolare elastica per evitare di perderli durante i movimenti notturni inconsci.

Un’altra patologia a carico dei piedi è il dito a martello. Rappresenta una deformazione che, abitualmente, colpisce il secondo dito del piede le cui falangi mediane e distale appaiono curvate verso il basso di circa 90 gradi arrivando a creare un angolo retto. Le cause del dito a martello sono le malformazioni congenite, un dissesto muscolo-tendineo che porta alla flessione del dito, i traumi, le malattie reumatiche e nervose, un dito molto lungo, l’ ereditarietà e le scarpe inadeguate troppo strette tanto da costringere il dito a piegarsi nella calzatura durante la camminata. Per attenuare i dolori, dovuti a questa deformazione, si possono impiegare dei cuscini in silicone. Questo ausilio va posizionato sotto le dita del piede e grazie ad un anello rinforzato, di cui sono dotati, fissato ad un dito per evitare spostamenti.

Un’altra malformazione dolorosa è la metatarsalgia. Si manifesta con dolori alle ossa metatarsali che si trovano tra le ossa del tarso e quelle delle falangi e, spesso, con callosità plantari in prossimità dei metatarsi centrali. La metatarsalgia è causata da squilibri di carico legati ad anomalie della lunghezza, della posizione o della motilità dei raggi metatarsali oppure da artrite reumatoide, da diabete, da artrite settica, da patologie a carico dei nervi del piede, oltre che da un eccesso di attività, dall’uso di scarpe strette in punta e con tacco molto alto Si manifesta con dolore durante l’andatura e nei momenti di dolore eccessivo diventa impossibile camminare. Per attenuare i dolori vengono in aiuto delle solette o dei plantari ammortizzati in silicone. Questi ausili proteggeranno il piede dagli impatti che si ricevono durante la deambulazione.

Altra patologia del piede alquanto comune sono i calli detti anche duroni. Sono un notevole ispessimento dello strato corneo determinato da una continua pressione su una zona circoscritta di cute che riveste un piano osseo. I calli traggono la loro origine da malformazioni congenite delle dita, per cui da queste, per esempio, si sovrappongono; da un’insufficienza convessità del metatarso; dall’indossare scarpe eccessivamente strette tanto da comprimere aeree esposte a particolare attrito e dal camminare in modo scorretto. Per poterli curare sarà importante adottare alcune precauzione ovvero portare scarpe ortopediche con la finalità di correggere la convessità del metatarso, indossare calzature comode che non comprimano le dita, abituarsi a camminare in modo appropriato ed indossare anelli, cappucci o cuscinetti in silicone per proteggere le dita. Con questi ausili ortopedici si otterrà un immediato sollievo dal dolore, si allevierà sia la pressione che l’attrito delle dita e si otterrà un’ottima prevenzione della loro formazione.

Da annoverare tra le patologie dei piedi anche le dita accavallate. In questo caso,i tendini e le articolazioni si deformano causando un incrociarsi innaturali delle dita. Per trovare sollievo a questa fastidiosa e dolorosa disfunzione, si dovranno indossare scarpe che si adattino in modo naturale alla forma del piede e con tacchi bassi e fare ricorso ad ausili ortopedici in silicone in grado di creare spazio tra le dita. Questi sostegni permetteranno di riallineare le dita, di evitare che si tocchino tra loro, di fargli ritrovare la loro naturale posizione. Inoltre, hanno anche la funzione di correggere sia l’equilibrio che la distribuzione del peso del corpo sulle dita dei piedi. Consigliabile utilizzare questi ausili sia con le scarpe che a piedi nudi.

Un’altra disfunzione del piede, piuttosto dolorosa, è la tallodinia ovvero un’infiammazione a carico del tallone. Le motivazione che la generano sono molte, tuttavia le più comuni risultano essere l’uso di scarpe con tacchi alti, una postura scorretta, un sovraccarico sia di lavoro che da sport, malattie reumatiche, borsite, obesità e traumi. Si manifesta con un dolore acuto nella zona del tallone e del calcagno. Una buona terapia di mantenimento della tallodinia è quella di adottare talloniere in silicone. Questi dispositivi ortopedici avranno la funzione di diminuire il carico al tallone ed alla caviglia e, quindi,di attenuare il dolore e prevenire il peggioramento della malattia.

Gli ausili ortopedici in silicone sono confortevole, igienici e traspiranti. Rappresentano, senz’ombra di dubbio, un valido aiuto per attenuare e, spesso, rallentare e risolvere queste patologie ed i relativi sintomi, a condizione che vengano consigliati da figure professionali quali medici ortopedici, podologici, e fisioterapisti.

10 Consigli per un’alimentazione Equilibrata

Seguire una dieta corretta e bilanciata non è importante solo in ambito estetico, ma è essenziale anche per il mantenimento di un buon stato di salute complessivo del nostro organismo. Alimentarsi correttamente infatti, non solo ci preserva da quei fastidiosi centimetri in più nel girovita, ma ci aiuta a tenere lontane diverse patologie come il diabete, l’obesità e le malattie cardiovascolari, oggi la prima causa di morte prematura nel mondo occidentale. Seguire una dieta corretta e varia è molto più facile di quanto sembri, vi basterà tenere a mente 10 semplici consigli del nutrizionista ed applicare, come in ogni altro ambito, un pizzico di buon senso. Andiamo ad elencare queste 10 pratiche regole per alimentarsi in maniera sana ed equilibrata:

1) L’importanza di frutta e verdura: L’essere umano, in origine, era un erbivoro raccoglitore, che basava la sua intera alimentazione sull’ingestione di grandi quantità di frutta e verdura. I cereali, la carne e le bevande artificiali vennero dopo, ed il nostro corpo, per così dire, non è ancora del tutto abituato a queste ‘novità’. Per assicurarsi di mantenere un’alimentazione sana e bilanciata quindi, bisognerebbe assumere almeno 5 porzioni di verdura e 3 di frutta ogni giorno, così che essere rappresentino il 50-60% delle calorie che ognuno di noi assume complessivamente.

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2)Bilanciare i macronutrienti: Per macronutriente si intende una sostanza alimentare (proteine, lipidi e grassi) di cui il corpo non può fare a meno. La cosa più importante nell’alimentazione è l’equilibrio, soprattutto tra i macronutrienti che devono essere ingeriti quotidianamente in maniera bilanciata. E’ importante assicurarsi che almeno il 50% delle calorie totali provengano da carboidrati, che almeno il 25% provengano dalle proteine e che la restante quota derivi dall’assunzione dei grassi.

3)Evitare cibi preconfezionati: E’ sempre meglio evitare cibi confezionati e quindi trattati industrialmente e poco freschi. Tali alimenti contengono pochi nutrienti come vitamine e sali minerali, mentre sono spesso ricchi di calorie, di grassi e di zuccheri. E’ sempre meglio cucinare da soli i pasti. Ne guadagnerete in salute ed in sapore.

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4)Evitare prodotti raffinati: Farine 00, zucchero bianco ed altri prodotti raffinati industrialmente non sono amici della nostra salute. Questi alimenti infatti, sono privati delle fibre e delle vitamine necessarie al nostro organismo, oltre che ad essere ricchi di calorie e zuccheri.

5)Bere molta acqua: Il 65% del nostro organismo è fatto d’acqua, ed il mantenimento di livelli ottimali di questo liquido è essenziale per un buono stato di salute. L’acqua inoltre, aiuta a digerire meglio ed aumenta la sensazione di sazietà, contribuendo a dilatare le pareti dello stomaco (che comunicano al cervello la sensazione di sazietà).

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6)Mastica bene: La masticazione è il primo processo digestivo, nonché una tappa essenziale per la nostra salute. Masticando bene i cibi infatti, ne si aumenta la digeribilità. Inoltre masticare a lungo aumenta la sensazione di sazietà, in quanto nella bocca è presenta l’amilasi, un enzima che aiuta a scindere gli amidi e che quindi fa salire i valori della glicemia più rapidamente (sistema che controlla la fame) nel nostro organismo.

7) Aiutati con i colori: Un modo per essere sicuri si seguire un’alimentazione varia? Garantire che a tavola compaiano colori diversi. Ogni colore di vegetali o frutti infatti, nasconde una proprietà benefica per il nostro copro. Si va dalle proprietà antiossidanti e drenanti dei frutti e dei vegetali viola (melanzane, mirtilli), alle proprietà rinfrescanti ed idratanti di quelli verdi (rucola, lattuga, mela). I frutti arancioni e gialli invece, sono ricchi di vitamine, essenziali per la salute del nostro organismo.

8) Evita di cuorecere troppo i cibi: Cuocendo troppo i cibi si rischia di disidratarli eccessivamente e di far perdere loro vitamine e sali minerali importanti per la nostra salute. Inoltre cotture troppo aggressive, che tendono a bruciare i cibi, potrebbero favorire lo sviluppo di molecole protoncogene (fattore di rischio nell’insorgenza di tumori).

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9) Cucina solo ciò che è necessario, evita avanzi e sprechi: Il miglior modo per evitare di eccedere? Non avere a disposizione il cibo! E’ bene quindi cucinare solo ciò che è strettamente necessario.

10) A fine pasto una bella camminata: L’attività fisica moderata, aiuta la digestione e favorisce lo smaltimento delle calorie in eccesso.

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Trattamento Manipolativo Osteopatico per Curare il Mal di Testa

Dal quinto secolo, sono arrivati a noi, documenti che ci mostrano come veniva trattata la cefalea, con aggregati tutti gli studi su questa patologia e le varie spiegazioni con cui si giustificava tale sindrome. Alcuni lo riconducevano al freddo severo o a un esposizione eccessiva al sole, o addirittura alla fatica del lavoro. Nell’undicesimo secolo, si pensava che fosse dovuta a cibi freddi nel pasto. Era, inoltre, opinione comune che una irritazione riflessa dei nervi gastrici comportasse un attacco di emicrania. Intorno al 1873 si diceva che la cefalea fosse correlata all’asma ed ad uno stato convulsivo. Nel 1932 Rilay asseriva che l’attacco avveniva quando vapori tossici entravano nel circolo sanguigno cerebrale. Alcuni erano, invece dell’opinione che la cefalea fosse causata da una tensione dei muscoli oculari.
Un piccolo  gruppo di ricercatori concluse qualche anno più tardi che la causa era da ricercare nella adesione delle membrane cerebrali e ad una eccessiva produzione di liquido cerebro-spinale.

Si suppone che gran parte della popolazione abbia sofferto per brevi o lunghi periodi di cefalea che comunque non è da considerarsi una malattia mortale ma bensì un sintomo, tuttavia, i suoi attacchi sono così intensi che, a causa della grande pressione, i nervi nel cranio pulsano in maniera intermittente ed il paziente trova difficile svolgere le azioni quotidiane più semplici.  La cefalea può essere classificata in diversi gradi di importanza quella più comune è il cosiddetto tipo primitivo, di cui non si conosce la causa: altri di rilevanza media sono la cefalea tensiva e l’emicrania, per passare a casi più cronici come la cefalea cervicogenica.

Spesso l’ utilizzo di FANS (farmaci anti-infiammatori) risultano un  rimedio più semplice ma nella maggior parte dei casi diventa un abuso che non porta a risolvere il problema e  ci si ritrova a tamponare  il primo  e crearne altri molto più seri a causa degli effetti collaterali dei medicinali.

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Un’ alternativa ai medicinali è l’utilizzo di rimedi naturali come il trattamento manipolativo osteopatico. Questo tipo di terapia non presenta  effetti  collaterali come i medicinali ed è generalmente gradevole per il paziente. L’approccio dell’Osteopata al paziente con cefalea è olistico, cioè tiene conto di tutto il benessere del corpo e non solo della testa, infatti la causa di questo disturbo può risiedere oltre che nella testa in parti del corpo decentrate come la schiena o le articolazioni inferiori. Molte delle cefalee hanno un origine miotensiva, causata dalla tensione del tratto cervicale. Gli osteopati lavorano con le loro mani usando  tecniche di trattamento, che possono includere delle manipolazioni sui tessuti molli, fino  all’ immobilizzazione articolare passiva.

L’osteopatia risulta oltre che benefica anche curativa permettendo ai muscoli interessati di allentare la tensione apportando un notevole beneficio nel tempo. Spesso questo disturbo può essere riscontrato anche in persone che hanno subito dei forti traumi nella zona cervicale come i colpi di frusta.

E’ possibile comunque classificare diverse cause che favoriscono la comparsa di cefalee croniche come:
– sinusite;
– disturbi della vista;
– colpo di frusta;
– stress;
– problematiche occlusali;
– cattiva postura;

In tutti questi casi l’osteopata fornisce un ottimo rimedio alla diminuzione di tutti i sintomi e in alcuni casi risolve completamente il problema all’origine.

Fitoterapia per la cura delle infiammazioni articolari.

Le strutture osteo-articolari intese come osso, tendine e legamenti posso infiammarsi se sottoposte a cambiamenti climatici, intensa e prolungata attività sportiva, obesità e sovrappeso, sedentarietà, stress meccanico, malattie specifiche (come ad esempio squilibri ormonali), traumi. Poiché l’articolazione è ricca anche di terminazione nervose, una lesione di solito è segnalata da dolore. Tale manifestazione dolorosa può essere di diversa natura:

-Distorsioni e lussazioni. i capi ossei si allontanano e tutte le strutture circostanti vengono violentemente stirate, se temporaneo si tratta di distorsione, se permanente si tratta di lussazione.

-L’artrosi e l’usura del tempo. Con l’avanzare dell’età le strutture dell’articolazione possono deteriorarsi progressivamente, con dolore e limitazione del movimento: di solito si alternano periodi di relativo benessere e periodi in cui il dolore si fa più intenso. Questa degenerazione denominata artrosi, può colpire schiena, anca, ginocchio, spalla, caviglia, piede e più raramente il polso e le mani.

-Artrite reumatoide. E’ una malattia autoimmune che coinvolge tutto l’apparato osteoarticolare, molto dolorosa.

-Malattie reumatiche. Interessano l’apparato locomotore e possono essere distinte in:
malattie reumatiche intra-articolari se riguardano cartilagine, membrana sinoviale, capsula sinoviale ed extra-articolari se coinvolgono tendini, legamenti e fasci muscolari.

Tali patologie posso essere trattate con antinfiammatori di tipo non stereoideo o terapie farmacologiche adeguate dopo un attento esame medico. Un supporto a tale terapie può essere l’integrazione di fitoterapici.
La fitoterapia prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere. I rimedi naturali possono rappresentare un’ alternativa o un complemento alle terapie classiche per tenere sotto controllo i disturbi osteoarticolari.

fitoterapia

harpagophytum procumbens
Conosciuta come artiglio del diavolo, è un’erba perenne africana tipica degli ambienti aridi. della pianta viene utilizzata la radice come antidolorifico e antinfiammatorio. L’arpagofito trova quindi valida applicazione in artriti, artrosi, reumatismi, mal di schiena, tendiniti, sciatica, dolori articolari di tipo autoimmune come l’artrite reumatoide e psoriasica, sembra che l’artiglio del diavolo imiti l’azione dei fans bloccando la cascata dell’acido arachidonico in commercio, l’arpagofito si ritrova sotto forma di compresse, capsule, tinture madri, nonché in taglio tisana, per preparare decotti.

Spirea ulmaria
Contiene acido acetil salicilico, è un’aspirina naturale che mobilitando i liquidi può essere usata nell’artrite e dolori osteoarticolari in genere.

Uncaria
I preparati a base di uncaria hanno una forte attività antinfiammatoria e immunostimolante aspecifica perché l’uncaria contiene alcaloidi tetraciclici e pentaciclici. questi ultimi sono molto importanti perché responsabili dell’azione immunostimolante ed antinfiammatoria della pianta. polifenoli, flavonoidi, glicosidi dell’acido quinovico. essi sono impiegati nella profilassi e nel trattamento di malattie da raffreddamento, e qualora occorre rinforzare il sistema immunitario. La loro attività antinfiammatoria è utile nel trattamento di reumatismi e artrosi.

Bromelina o gambo d’ananas.
Potente antiedemigeno utilizzato come drenante in caso di dolori associati a versamento di liquidi.

Arnica
Nota fin dall’antichità si utilizza sotto forma di gel, creme o pomate per uso esterno e come compresse o granuli omeopatici per uso interno. ha proprietà antinfiammatoria e antiedemigena.

Boswellia serrata
Un antinfiammatorio naturale specifico contro i dolori ostearticolari. gli acidi boswellici inibiscono la produzione di metallopreteinase-3 responsabili della degradazione della cartilagine, facendo di questo principio attivo naturale l’antinfiammatorio di riferimento nell’osteoartrosi

Cartilagine di squalo.
Inibisce la formazione di nuovi vasi e capillari per cui è indicato in caso di infiammazione, inoltre essendo ricco di proteine mucopolissacaridi favorisce l’integrità del tessuto connettivo.

Glucosamina solfato e condroitina solfato.
Noti precursori del tessuto connettivo che forma la cartilagine indicato nelle articolazioni logorate.

Periartrite scapolo omerale: patologia e cure

La periartrite scapolo omerale è una patologia causata da un processo degenerativo e infiammatorio dei tessuti in prossimità delle articolazioni della spalla.
In passato la definizione comune era semplicemente “periartrite della spalla”, ma oggi il termine “periartrite scapolo omerale” indica un gruppo di patologie diverse e dolorose. La più comune e la più frequente è l’infiammazione dei tendini che formano la cuffia dei rotatori.
La cuffia dei rotatori è formata da quattro muscoli: il sottospinoso, il sovraspinoso, il piccolo rotondo e il muscolo sottoscapolare (o muscolo intrarotatore della spalla). Viene definito col termine di “cuffia” perché questo gruppo muscolare avvolge come una cuffia la testa dell’omero.
La periartrite è dovuta all’infiammazione dei tendini della cuffia dei rotatori, della capsula dell’articolazione scapoloomerale (che si trova tra la scapola e l’omero) e della borsa subacromiodeltoidea (si tratta dello spazio di scivolamento tra la cuffia dei rotatori da una parte e il muscolo deltoide e l’acromion dall’altra).

spalla

Questa patologia può presentarsi sia in forma acuta, che cronica.
La forma acuta (detta anche spalla dolorosa) si distingue per la comparsa di un dolore alle articolazioni molto violento, che peggiora nell’arco di poche ore e qualche volta dura diversi giorni, impedendo i movimenti dell’articolazione colpita.
La forma cronica invece si sviluppa gradualmente e interessa principalmente la capsula articolare.
Il primo a descrivere la periartrite scapolo omerale nel 1872 fu il medico francese Simon-Emmanuel Duplay, motivo per cui viene anche definita “malattia di Duplay”.
Il nome dato da Duplay supponeva che la patologia riguardasse le strutture periarticolari e non quelle articolari. Ma in seguito, grazie alle ricerche di elettromiologia e biomeccanica si comprese che questa patologia era dovuta ad alterazioni dei muscoli extrarotatori della spalla, ad una infiammazione asettica della borsa sottoacromiale e all’alterazione del tendine del capo lungo del bicipite brachiale.

Le cause della periartrite scapolo omerale possono essere diverse. Quelle riscontrate sono:
– Traumi o microtraumi ripetuti nel tempo (traumi acuti o da sovraccarico).
– Alterazione della postura e della statica (rigidità del cingolo scapolo-omerale, ipercifosi dorsale).
– Alterazioni capsulo-legamentose.
– Turbe neurovascolari.
– Alterazioni gleno-omerali su impronta artrosica.
– Aspetti perfrigeranti e nutrizionali.
– Fattori tossici.
– Fattori di predisposizione genetica come le displasie scheletriche, quali alterata lateralizzazione dell’apofisi del processo coracoideo della scapola, acromion unciforme o curvo.

I sintomi della periartrite possono presentarsi in forme diverse. Il principale è sicuramente la comparsa del dolore alla spalla, che si presenta sia a riposo che durante il movimento attivo e passivo dell’arto. Il dolore può limitare o meno i movimenti in base alla causa. Quando viene causato da una borsite limita il movimento della spalla, mentre quando è causato da una tendinite del muscolo infraspinato o del muscolo bicipite del braccio non provoca nessuna limitazione al movimento.
Altri sintomi sono:
– Algodistrofia (o blocco della spalla). È un sintomo molto doloroso, che impedisce quasi tutti i movimenti della spalla. A causarlo è una retrazione e ispessimento della capsula articolare della spalla (capsulite adesiva).
– Spalla pseudoparalitica, dovuta a una rottura tendinea, frequente negli sportivi. In questo caso il dolore non è eccessivo, ma non è possibile muovere la spalla.

Segnali della periartrite scapolo omerale
I segnali della periartrite scapolo omerale possono essere rilevati grazie all’esame radiologico, completato da ecografia, risonanza magnetica o artro-TC, e sono:
– Aspetto decalcificato dell’osso.
– Punti di evidente necrosi e di degenerazione della cartilagine ialina in corrispondenza degli extrarotatori.
– Flogosi aspecifiche (edema, iperemia) in corrispondenza della borsa muscosa sottoacromiale o di quella sottodeltoidea, o ancora della guaina sinoviale del tendine del capo lungo del bicipite brachiale.
– Aree di rottura e calcificazioni a carico dei muscoli extrarotatori

Cure della periartrite scapolo omerale
In base alla gravità del problema, esistono diverse strade la per cura del dolore alla spalla.
– Riposo: Se il dolore alla spalla è dovuto ad un piccolo trauma e non presenta lesioni alla cuffia dei rotatori, è possibile limitarsi a mettere la spalla a riposo per un periodo che va dai 4 ai 7 giorni, assicurandosi di evitare tutti i movimenti dolorosi e evitando di sollevare pesi in attesa che i sintomi si attenuino.
– Uso di farmaci: Possono essere assunti antinfiammatori sotto forma di pomate o infiltrazioni, o anche di tipo generale.
– Intervento chirurgico: Nelle forme croniche può essere proposto dal medico un intervento chirurgico, in particolare per riparare il tendine danneggiato.
– Osteopatia

L’osteopatia è una terapia manuale che può essere usata sia nella forme acute della patologia, che in quelle croniche.
Non usa nessun tipo di farmaco e mira alla cura non dei soli sintomi, ma anche della causa del disturbo.
Nei casi di disfunzione della cuffia dei rotatori la manipolazione osteopatica è molto efficace, in quanto permette un’attenta analisi manuale e posturale.
Poi, grazie alle tecniche manipolative, allenta le tensioni muscolari e legamentose e favorisce il riposizionamento delle componenti articolari in disfunzione permettendo il recupero rapido della corretta mobilità in modo completo e naturale.
L’osteopatia presenta pochissime controindicazioni.

Le metatarsalgie del piede

Le metatarsalgie del piede sono sintomi di patologie che possono rivelarsi gravi per il piede e la sua pianta in primis, ma anche per la schiena, l’anca o addirittura il ginocchio.

Forse non tutti sanno che i dolori alla colonna vertebrale che spesso si avvertono non dipendono solamente dalla schiena, ma anche e soprattutto dal piede. Lo diamo per scontato, ma i nostri piedi sono continuamente sottosforzo per mantenere in equilibrio il nostro corpo e supportarne il relativo peso durante tutta la giornata.

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I dolori al piede solitamente sono classificati come metatarsalgie, in altre parole si parla di sindromi che colpiscono la parte anteriore del piede, i cosiddetti metatarsi, provocando dolore al plantare e al dorso. Esse sono dovute agli squilibri di carico oppure a malattie sistemiche, a lesioni dei capi articolari o dei tessuti mobili, per questo le metatarsalgie del piede possono manifestarsi come biomeccaniche e non biomeccaniche. Le prime sono dovute a patologie dipendenti da squilibri e sovraccarico dei metatarsi, dall’altra parte le metatarsalgie non biomeccaniche sono conseguenti all’insorgere di malattie articolari, reumatiche o vascolari.

In questi casi bisogna partire dal presupposto che la metatarsalgia non è una patologia ma un sintomo, per cui è sempre provocato da altri problemi e patologie. Tale problema deve essere curato il prima possibile per non incappare in dolori amplificati in tutte le altre parti del corpo. Il dolore coinvolge la parte anteriore del piede e nella maggior parte dei casi camminando i dolori aumentano, il caricamento del peso cambia e si arriva ad assumere posizioni scorrette che a lungo andare influiscono sulla colonna vertebrale provocando seri dolori.

Gli strumenti per diagnosticare le metatarsalgie del piede sono la radiografia, in un secondo step l’ecografia e la baropodometria che analizzando la camminata identifica la distribuzione del peso e quindi individua la quantità di carico supportata da entrambe le piante del piede.

Ci sono diverse cure possibili per i sintomi da metatarsalgia del piede: l’utilizzo di plantari ortopedici per un breve periodo coadiuvato dall’uso di scarpe a pianta larga, oltre alla possibilità di sottoporsi a terapie di varia natura per alleviare il dolore. Nei casi considerati più gravi la chirurgia risulta la soluzione più adatta per modificare la conformazione ossea del piede ormai compromessa, ma in questo frangente bisogna affidarsi ad un chirurgo abile e consapevole in quanto si tratta di un intervento molto delicato.

Articolo scritto da Stefania Mazzucato.

La nevralgia del pudendo

È stato recentemente stimato che servono diversi anni e molteplici visite specialistiche prima che venga diagnosticata con certezza una disfunzione pelvi perineale, come la nevralgia del pudendo. Tra le patologie più comuni del sistema nervoso periferico c’è la neuropatia del nervo pudendo che può dipendere da una semplice infiammazione, come da un danno involontario subito dal nervo.

I sintomi più diffusi di questi disturbi sono bruciore, intorpidimento, fastidio localizzato, stiramento e percezione di freddo. Nella pratica concreta succede esattamente quello che capita nel caso del tunnel carpale, cioè un improvviso intrappolamento del nervo o una situazione poco percettibile trascurata e protratta nel tempo, che degenera con il passare dei giorni.

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La percezione del dolore è maggiore in posizione seduta, mentre una volta in piedi il disagio si riduce e torna a livelli sopportabili. La localizzazione della patologia rende difficile anche un ipotetico trattamento per la guarigione.
Le patologie del pudendo sono accentuate da ripetitivi movimenti e dallo stare troppo seduti, non a casa si parla anche di sindrome dei ciclisti.

La cura migliore a questo genere di disturbi arriva dall’osteopatia e dalla fisioterapia. Il nervo in questione è, infatti, composto da fibre motorie e sensibili, e il trattamento ideale è dato dalla riabilitazione della zona perineale in maniera che si scongiurino incontinenza fecale e urinaria, prolassi, problemi nei rapporti sessuali e dolori circoscritti.
Le linee guida del trattamento fisioterapico sono nate negli anni ’50, negli Usa e, vista l’efficacia, si sono via via diffuse in tutto il mondo. Nella pratica il paziente affetto da intrappolamento del nervo viene sottoposto a chinesiterapia attiva (manipolazione), ad elettro stimolazione e a semplici esercizi per muscoli e nervi.
La durata della terapia dipende da soggetto a soggetto, nella maggior parte dei casi sono sufficienti una decina di sedute della durata di mezz’ora, a patto che una certa mole di “lavoro” venga svolta anche autonomamente a casa. Se così non fosse è consigliabile protrarre nel tempo le sedute specialistiche. Per la complessità degli esercizi da imparare è bene affidarsi alle cure e agli insegnamenti di un fisioterapista competente, che oltre a decidere il percorso migliore da intraprendere, sarà in grado di stimare i miglioramenti.

Eventi scatenanti di queste fastidiose patologie possono essere il parto per una donna o, per l’uomo, l’intervento di prostatectomia. In questi casi si può cominciare la terapia a stretto giro dal fatto.
Gli esercizi svolti ambulatorialmente interessano pube, coccige e muscoli sinergici (cioè responsabili della coordinazione di certi movimenti). Per la difficoltà di talune mosse è necessario il controllo di un professionista che, se necessario, può intervenire con forzature manuali per intensificare lo sforzo durante l’allenamento.
A causa della posizione interessata e dei movimenti e delle funzionalità in cui è coinvolta, la fisioterapia arriva ad interessare anche l’area addominale, lombo sacrale e la mobilità dell’anca.

Spesso viene consigliato anche l’osteopatia con un trattamento manuale proveniente dal protocollo ART (Active Realize Technique). Anche in questo caso il paziente deve allungare e contrarre ripetutamente il muscolo interessato in modo da andare a liberare il nervo per riacquistare la piena funzionalità della parete pelvica o comunque della parte dolorante.

Il trattamento delle patologie del pudendo è una delle più complesse da effettuare in quanto la parte che comprende questo nervo ha una conformazione particolare, non totalmente conosciuta. È proprio per questo che il lavoro deve essere svolto sotto la supervisione di un esperto in rieducazione che continuerà la terapia fino al momento in cui non constaterà manualmente che siano sparite tutte le aderenze e che il tessuto sia completamente libero.