I tendini, patologie e cure

I tendini sono strutture fibrose che collegano i muscoli alle ossa, devono essere particolarmente robusti perché devono essere in grado di sopportare tutte le sollecitazioni da parte della muscolatura, infatti i tendini sono la parte terminale del muscolo che è la responsabile della trasmissione del movimento ai segmenti ossei. Proprio sul tendine va a scaricarsi la forza esercitata dal muscolo per produrre movimento.

I tendini sono particolarmente resistenti ma hanno una scarsa capacità di rigenerarsi in seguito a dei traumi, situazioni che sono molto meno frequenti delle lesioni muscolari ma necessitano di tempistiche estremamente più lunghe rispetto al trattamento delle patologie muscolari.
I tendini possono però subire delle microlesioni se sono sottoposti a eccessivi sforzi in maniera ripetuta e in questo caso necessitano di terapie prolungate.
Le tendinopatie comprendono tutte le patologie a carico dei tendini, ecco le più diffuse:
– la tendinite è in assoluto la più diffusa, si tratta di un processo di infiammazione a carico del tendine e delle guaine connettive che avvolgono tendine e fasci costitutivi (per approfondimenti sulla tendinite)
– la tendinosi è un processo di degenerazione cronica del tendine che lo rende meno tonico e più debole, si verifica in particolare quando i tendini già sottoposti allo stress di una infiammazione vengono sottoposti ad ulteriori sforzi eccessivi
– i tendini possono anche essere soggetti a malattie sistemiche o dismetaboliche come ad esempio l’artrite reumatoide, la sclerosi sistemica, il lupus eritematoso, l’amiloidosi, il diabete o la gotta.

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Analizziamo in dettaglio le tendiniti, ovvero le patologie più diffuse che possono essere affrontate grazie all’intervento di osteopati e fisioterapisti.
Le zone che sono più spesso colpite dalla tendinite sono le spalle, i gomiti, le ginocchia, i polsi e le mani, le caviglie e i piedi; il sintomo principale per riconoscere una tendinite è il dolore della zona colpita, che generalmente diventa più intenso con il movimento dell’articolazione. Possono inoltre presentarsi altri sintomi come il gonfiore e più di rado la tumefazione, oppure nel caso in cui nelle guaine connettive non si accumuli liquido infiammatorio e le guaine stesse risultino secche sarà possibile riscontrare una frizione che può essere rilevata con l’ausilio di uno stetoscopio nel momento in cui il tendine si muove.

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Le tendinopatie sono favorite da un flusso di sangue al tendine inferiore al necessario, siccome la bassa vascolarizzazione apporta meno ossigeno e sostanze nutrienti i processi di rigenerazione diventano più lenti e invece quelli di degenerazione diventano più veloci.
E’ quindi opportuno ricorrere all’intervento di un osteopata e di un fisioterapista che possono in poche sedute migliorare la situazione di allineamento osseo e di vascolarizzazione della muscolatura e di riflesso quella dei tendini coinvolti nelle microlesioni, evitando così che la tendinite possa cronicizzarsi.

Come curare la tendinite: innanzitutto è fondamentale sospendere l’attività che è la causa del dolore e una volta a riposo fare delle attente valutazioni specialistiche, mentre si assumono farmaci antiinfiammatori.
Saranno molto importanti gli esercizi di riabilitazione e devono essere intrapresi sotto la supervisione di osteopata e fisioterapista prima possibile, non appena il dolore perde di intensità. Infatti i tendini rispondono in maniera ottimale alle sollecitazioni esterne e irrobustiscono le fibre rigenerate, se si interviene tempestivamente si ottiene un risultato migliore con tendini resistenti ed elastici.
Vanno eseguiti inizialmente esercizi isometrici a carico naturale come ad esempio quelli di contrazione del muscolo senza effettuare movimento, in un secondo momento si può passare ad esercizi eccentrici e stretching. Al termine delle sedute è opportuno applicare ghiaccio per qualche minuto in modo da ridurre gonfiore e dolore. Successivamente a questi esercizi passivi può essere aggiunta anche la manipolazione da parte di osteopata o fisioterapista, che con la loro pratica manuale possono riequilibrare la struttura e il rapporto tra ossa, legamenti e muscoli riportandoli in una situazione di naturale armonia.
Ad esempio per quanto riguarda la spalla verranno eseguite delle manovre di sblocco delle vertebre e il massaggio con stiramento dei fasci muscolari ristabilendo la corretta postura.
Questo tipo di approccio alla cura della tendinite ha l’indubbio vantaggio di essere completamente naturale e in genere le sedute non sono dolorose, ma sarà possibile eventualmente avvertire una sensazione di disagio e di spossatezza che si dissolvono nel corso delle ore successive al trattamento.

 

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Il Tunnel carpale

Il tunnel carpale è una patologia diffusa che si riscontra mediamente nel cinque per cento della popolazione. E’ una patologia dolorosa che spesso viene curata tramite intervento chirurgico ma ad oggi esistono delle valide alternative per agire gradatamente in maniera efficace e non traumatica.
Innanzitutto è necessario sapere che nella grande maggioranza dei casi la sindrome del tunnel carpale può essere tenuta sotto controllo adottando la corretta postura di schiena, braccia e mani durante le molte ore che si trascorrono davanti al computer utilizzando il mouse: si tratta infatti di una neuropatia causata da compressione o irritazione del nervo mediano nella zona del polso in cui i nervi passano nel cosiddetto canale carpale.

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E’ importante riconoscere per tempo i sintomi del tunnel carpale in modo da poter intervenire con una terapia osteopatica o fisioterapica in modo da interrompere il processo di infiammazione e scongiurare la necessità di un intervento chirurgico, quindi è opportuno tenere sotto controllo la comparsa di sintomi come parestesie (ovvero i formicolii), scosse e torpore.

In ogni caso esistono terapie di manipolazione alternative alla chirurgia, vediamo in cosa consistono.

– L’allineamento frizionato è una tecnica fisioterapica che consiste in una serie di manovre articolari che vanno ad agire direttamente sulla patologia che è la causa dei disturbi: agendo nella zona del nervo mediano inducendo movimenti selettivi e applicando pressione in maniera progressiva è possibile ripristinare la situazione di allineamento propria della zona del polso, rendendo i movimenti fluidi e recuperando la funzionalità dee terminazioni nervose e degli arti. Si tratta di una tecnica che può essere effettuata direttamente in ambulatorio, ha l’indubbio vantaggio di non essere dolorosa e va eseguita a giorni alterni per un esiguo numero di sedute (indicativamente cinque) della durata di pochi minuti. Questa tecnica è molto efficace, si avverte infatti un significativo miglioramento già dopo la seconda seduta e si porta a compimento dopo, di norma, cinque sedute, inoltre non va ripetuta perchè ha effetto esattamente come lo avrebbe un intervento chirurgico.

– Il trattamento osteopatico in caso di dolore alla mano ed al polso consiste in un trattamento manipolativo del tratto cervicale, che è nella maggior parte dei casi la zona responsabile della sindrome del tunnel carpale. Il trattamento può essere effettuato mediamente due volte alla settimana e può portare alla guarigione in un tempo di tre o quattro settimane.

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– Il metodo Mezieres è un trattamento fisioterapico che prevede un massaggio non soltanto a livello del polso ma a partire dall’intero braccio sulla catena muscolo fasciale, con coinvolgimento dei muscoli della spalla, della scapola e del torace in modo tale da combattere il sintomo non neutralizzando soltanto il sintomo ma curando il problema dalla sua radice. L’effetto è quasi immediato e la terapia può essere completata con poche sedute, una volta diminuito il dolore si possono immediatamente riprendere le quotidiane attività lavorative. E’ anche opportuno abbinare a questo metodo il massaggio miofasciale profondo per ottimizzare l’effetto della terapia.

– Le manipolazioni e mobilizzazioni osteopatiche al polso e alla mano possono essere associate all’utilizzo di Taping (uno specifico cerotto utilizzato per curare infortuni muscolari, da applicare direttamente sul muscolo) che viene applicato in modo tale da mantenere la zona in tensione sfruttando la forza elastica che si viene a creare. Questo metodo è utilizzato in particolare quando a causa della sindrome del tunnel carpale vi è un coinvolgimento a livello cervicale. Sono necessarie soltanto poche sedute per ottenere una rapida diminuzione del dolore fino alla sua scomparsa, ma è necessario tenere presente che questa specifica terapia non può essere adottata nel caso di pazienti che siano soggetti ad artrite reumatoide.

 

Trattamenti: La caviglia

Con questo termine, che non è puramente scientifico, si indica la parte inferiore delle gambe, corrispondenti ai malleoli interno ed esterno del collo del piede. Il malleolo interno o mediale è formato da una tuberosità della tibia, mentre il malleolo esterno o laterale, localizzato più in basso del primo, è composto da una prominenza del perone.
La tibia è un osso lungo, che si articola in alto con il femore e inferiormente con l’osso del piede definito astragalo.
Il perone è un osso lungo, molto più sottile della tibia. Ha una forma prismatico-triangolare e sulla sua parte interna si trova una prominenza cosi detta cresta interossea. La parte inferiore costituisce il malleolo esterno o laterale.

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La caviglia è soggetta a numerose patologie tra le quali:

– fratture del malleolo tibiale interno
– fratture del malleolo peronale esterno
– fratture bi-malleolare o tri-malleolare
– distorsioni
– lussazioni
– artrosi
– cedimento della volta plantare

Le fratture del malleolo della tibia e del perone vengono curate con una terapia basata su un bendaggio gessato, mediante una riduzione chiusa o cruenta ed una ingessatura. La guarigione avviene tra 9 e 16 settimane a seconda della gravità della frattura dopo un periodo di immobilizzazione di almeno 6-8 settimane.

Tutte le patologie a carico delle caviglie possono essere trattate e curate con l’intervento di un osteopata o di un fisioterapista.

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L’osteopatia non si occupa della malattia dal punto di vista patologico ma tratta lo squilibrio delle funzioni della zona che esamina. L’osteopata attraverso un lavoro manuale riattiva sia il sistema venoso che arterioso, dando origine all’attivazione delle forze autoguaritrici dell’organismo eliminando le tossine e ogni tipo di ostacolo che causa dolore. La funzione dell’osteopata è quella di valutare ogni variazione a livello dei tessuti e soprattutto le infiammazione che vengono segnalate dalla temperatura corporea e gli eventuali ematomi presenti sulla parte dolorante. Il medico osteopata non tocca la parte sofferente ma va alla ricerca del punto di partenza del dolore. Effettua delle tecniche manuali delicate senza somministrare farmaci.
Prima di sottoporsi a seduti di osteopatia si dovranno eseguire alcuni esami diagnostici finalizzati non solo a valutare la situazione delle ossa delle caviglie ma anche a scoprire eventuali controindicazione a sottoporsi alle manipolazione del medico. Gli esami fondamentali saranno:

– esami radiologici
– ecografia
– tac
– risonanza magnetica

L’osteopata interverrà su alcune delle patologie della caviglia come:
1) artrosi
Con questo termine si definisce una sofferenza cronica degenerativa, caratterizzata da alterazioni distruttive della cartilagine che riveste le articolazioni, associata a modificazioni dell’osso. L’artrosi può essere considerata una vera e propria usura delle ossa che può essere naturale, cioè legata al passare degli anni o precoce, conseguente a malattie generali o locali che interessano l’articolazione della caviglia. L’artrosi si manifesta con un dolore che nella maggior parte dei casi è più intenso al mattino e alla sera. Con il movimento il dolore di solito diminuisce. L’artrosi non viene eliminata con la pratica dell’osteopata ma solo con un intervento chirurgico spesso con l’introduzione di protesi. Tuttavia mediante l’intervento osteopatico si riesce ad avere ottimi risultati quali:

– diminuzione notevole del dolore a carico della caviglia
– buona ripresa delle funzioni articolari
– riduzione se non eliminazione della assunzione di medicinali antifiammatori e anti dolorifici

2) il cedimento dalla zona plantare è una affezione che interessa molte persone, è responsabile di tutta una serie di disturbi a carico delle estremità degli arti inferiori che compromettono i movimenti. Tali disturbi sono la conseguenza di uno squilibrio del piede che si è instaurato con il passare degli anni sia per motivi generali sia per l’uso di calzature prive dei più elementari requisiti anatomo-funzionali ed igienici. La degenerazione riguarda in particolare il tendine muscolare della tibia posteriore che comporta un vero e proprio cedimento degli elementi muscolari a cui è affidata la tenuta tonica ed elastica della volta anteriore del piede. La volta anteriore si appiattisce o addirittura si inverte. L’appoggio plantare non avviene più sul primo e quinto metatarso, ma sul secondo e sul terzo a livello del quali si formeranno durezze e callosità molto dolorose oltre a delle borse sierose che possono infiammarsi.
Il cedimento darà quindi origine ad un allargamento a ventaglio dei metatarsi che condizionerà una deviazione delle dita. A questo livello si formano borsiti che potranno infettarsi e farsi molto fastidiosi. Il cedimento è determinato indubbiamente da una predisposizione costituzionale basata sulla eccessiva debolezza dei legamenti. Inoltre può essere aggravato anche da alterazione generali come l’obesità, la menopausa, lavori pesanti a carico della caviglia, uso di calzature non idonee con tacco alto e punta troppo stretta eccetera. Lo squilibrio della caviglia e di conseguenza di tutto il piede porta a fenomeni degenerativi artrosici.
L’osteopata ricorrerà oltre a manipolazioni dolci sulla parte dolorante anche a far utilizzare al malato un plantare finalizzato a sostenere la parte longitudinale interno per permettere al piede di assumere in modo completamente passivo la sua corretta posizione. Infatti la caviglia in questo modo non sarà più soggetta alle tensioni sui tendini e sugli arti mediali e di conseguenza permetterà di bloccare l’aggravamento dell’artrosi, le degenerazione sia dei legamenti che dei muscoli.

3) gonfiori alle caviglie

E’ uno dei problemi che maggiormente colpisce le caviglie. E’ causato da cattive posizione, da stanchezza o da problemi di circolazione. L’osteopata mediante un lavoro manuale sulle caviglie andrà a scoprire l’indice di infiammazione mediante l’individuazione della temperatura del corpo, attivando così la circolazione che comporterà la riduzione del gonfiore. Questo tipo di intervento verrà eseguito dopo aver fatto stendere il paziente su un lettino con le gambe leggermente sollevate rispetto al tronco

4) Distorsioni e contusioni

La distorsione alla caviglia è molto comune e rappresenta un trauma a carico del muscolo scheletrico. Il medico osteopata tratterà la parte dolente con molta delicatezza per ottenere un recupero funzionale totale. Di solito la distorsione della caviglia richiede un trattamento della durata massima di 6-7 settimane. Una volta che il medico ha risolto la distorsione consiglierà al paziente di utilizzare un bendaggio, soprattutto durante esercizi fisici o in caso di attività lavorativa pesante, al fine di evitare ed in particolare prevenire una ricaduta o una recidiva che comporterebbe un recupero molto più lungo e difficile che potrebbe determinare, nel caso di episodi ripetuti e continui, una lunga immobilità.
Le contusioni alla caviglia sono molto dolorose in quanto molto spesso comportano la rottura di vasi sottocutanei dando origine ad un ematoma. Il medico osteopata, dopo aver raffreddato la parte con del ghiaccio, si occuperà della manipolazione della zona al fine di decongestionare la parte dolente

5) Fratture guarite
Le fratture del piede sono sempre molto gravi e di difficile ricomposizione tanto che spesso lasciano un danno del movimento. Queste fratture si verificano quasi sempre per una causa indiretta con uno strappo ad opera dei robusti legamenti che lo collegano al calcagno o con un schiacciamento che può avvenire per una caduta dall’alto.
Dopo aver subito una o più fratture alla caviglia è possibile ritrovare la corretta funzionalità con la manipolazione manuale delicata dell’osteopata al fine di evitare la rigidità articolare e ripristinare i movimenti articolari della caviglia

La fisioterapia rappresenta una tecnica di riabilitazione che con l’ausilio di mezzi naturali è in grado di ridare un totale o parziale recupero funzionale a persona che hanno subito un trauma o hanno difficoltà motorie causate da malattie.
Per sottoporsi a cure di fisioterapia sarà necessario effettuare prima una visita da un medico fisiatra e alcuni esami medici come tac, radiografia, risonanza magnetica, elettromografia e quant’altro. Il medico dopo aver valutato la situazione clinica del paziente stabilità quali terapie adottare. Il fisioterapista seguirà il paziente passo a passo, stabilendo un piano terapeutico, per aiutarlo a raggiungere un recupero funzionale utilizzando delle tecniche, degli esercizi fisici e degli apposi apparecchi.
Potrà intervenire e risolvere in modo totalitario o parziale alcune patologia a carico della caviglia quali ad esempio:

1) distorsione viene causata da un trauma che può dare origine alla rottura di vasi sanguigni e di legamenti dando origine ad un dolore alquanto forte, a gonfiori, a difficoltà di deambulazione e anche rigidità al piede. Si cura con il riposo mettendo il piede leggermente sollevato e con la chioterapia o meglio applicazioni di ghiaccio sulla parte gonfia e dolente. Una volta ridotto il gonfiore, il fisioterapista si occuperà, mediante esercizi fisici riabilitativi e lievi manipolazioni, di ridare la funzionalità all’arto, rinforzando la muscolatura ed eliminando il dolore.

2) tendinite della caviglia rappresenta un’infiammazione che di solito è dovuta ad un uso esagerato del tendine in particolare durante esercizi fisici, ma può anche essere causata dall’uso di scarpe inadatte. Crea una tumefazione spesso accompagnata da un rigonfiamento. Viene diagnostica mediante un esame ecografico. Viene trattata con manipolazione manuali, con strumenti quali onde d’urto , laser terapia usando un raggio elettromagnetico sulla parte infiammata e alcune volte viene consigliato un plantare ortopedico.

3) metatarsalgia identifica i dolori che colpiscono i metatarsi o meglio le cinque ossa che formano l’avampiede. Di solito è legata ad alcune malformazioni del piede come l’alluce valgo o le dita a martello. Si manifesta con dolore intenso e viene diagnosticata mediante ecografia, radiografia e baropodometria ovvero un esame che permette di calcolare, con l’ausilio di un computer, la distribuzione ,su i due piedi ,del peso del corpo per determinare un eventuale squilibrio. Si cura con manipolazioni manuali, laserterapia, ultrasuoni e nei casi difficili con la chirurgia

4) alluce valgo è una deformità causata dall’uso di scarpe strette in punta e troppo alte e dall’ereditarietà. Procura dolore e instabilità nel camminare. Al primo manifestarsi può essere curato con manipolazioni , laserterapia o con una terapia che utilizza un campo magnetico a frequenza elevata, mentre negli stati avanzati necessità di intervento chirurgico

5) borsite è una infiammazione che colpisce le borse del tallone, può essere causata da traumi, da scarpe inadatte e da batteri. Si cura con la magnetoterapia e con terapie manuali

6) tallonite è una infiammazione che riguarda il tallone dovuta ad alterazioni delle ossa, a reumatismi, ai tipi di scarpe, a sforzi sportivi. Procura dolore e si cura con la magnetoterapia e con un plantare

7) spina calcaneare è una neoformazione di origine benigna nell’osso del tallone è causata dalla gotta, da malformazioni ossee, dall’artrite reumatoide eccetera. Si cura con esercizi di stretching, ultrasuoni, onde d’urto e terapia magnetica.