Introduzione alla massofisioterapia

Secondo il decreto ministeriale del 7 settembre 1976, si definisce massofisioterapista il professionista in grado di effettuare tutte le terapie di fisioterapia e di massaggio in aiuto ai medici, sia venendo impiegato in enti privati e pubblici, sia come libero professionista, secondo le disposizioni di legge. Il massofisioterapista, in sostanza, mette in pratica tutte le tecniche della fisioterapia e del massaggio sulla base delle istruzioni del personale medico.
La massofisioterapia, quindi, racchiude in sé un insieme di diverse discipline, ognuna delle quali specifica, ma tutte finalizzate alla cura e alla terapia del paziente: dal linfodrenaggio alla mobilizzazione articolare passiva, dalle tecniche miotensive alla rieducazione funzionale, senza dimenticare la terapia del massaggio e la terapia fisico-strumentale.
Non rientrano nella massofisioterapia, invece, tutte le pratiche che riguardano la riabilitazione neurologica.

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Vale la pena di mettere in evidenza che tutti i trattamenti terapeutici presuppongono una diagnosi medica e una prescrizione, sia che si tratti di rieducazione posturale, sia che si tratti di riabilitazione ortopedica (ma anche nei casi di kinesi, massoterapia, eccetera). Differente è la situazione per i trattamenti riequilibranti o di benessere che non sono di carattere terapeutico, quali per esempio l’osteopatia, il massaggio semplice, la reflessologia, il craniosacrale, oppure lo stretching decompensato. Il lavoro del massofisioterapista prende avvio da un’analisi approfondita delle componenti che nel singolo individuo hanno condotto alla situazione di sofferenza, e delle modalità in cui essa si esprime, sia a livello cognitivo che sotto il profilo clinico. Il professionista, dunque, in primo luogo deve operare una valutazione e una verifica di tutti gli elementi che riguardano la menomazione – il disturbo fisico – e quindi le conseguenze che essa apporta alle attività funzionali: in altre parole, i deficit o le disabilità che dipendono da essa. Non solo: è necessario anche prendere in esame gli handicap, vale a dire le conseguenze limitanti in ambito sociale e lavorativo, stabilendo se si tratti di aspetti principalmente corporei o psicologici. La valutazione dei fattori psico-bio-sociali è, in questo senso, essenziale. In un secondo momento, al massofisioterapista spetta il compito di prendere in considerazione tutte le sensazioni che il paziente riferisce a proposito dell’estensione, della qualità, della localizzazione e dell’intensità dei disturbi, eventualmente effettuando approfondimenti mirati. Dopo aver verificato questi elementi iniziali, è possibile applicare una prima pianificazione, dal punto di vista clinico, degli interventi da adottare sotto il profilo terapeutico. Tale pianificazione, in ogni caso, non può prescindere da prove motorie, test funzionali passivi e attivi specifici, selezionati e praticati secondo una strategia di indagine precisa.

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Le modalità di comunicazione svolgono un ruolo fondamentale nell’intero trattamento: non solo per quel che concerne la manifestazione dei disagi e dei sintomi da parte del paziente, ma soprattutto per la capacità del terapista di verificare e appurare quali siano i punti significativi su cui intervenire. In pratica, il terapista è impegnato continuamente nell’effettuare dei confronti mentali tra la situazione che sta trattando, le sensazioni riferite dal paziente e le sue conoscenze scientifiche e mediche, così da far sì che l’atto terapeutico sia profondamente aderente alla diagnosi medica più corretta. Una volta terminata l’indagine preliminare, che si compone anche dei cosiddetti test di sicurezza o di esclusione che consentono di individuare eventuali condizioni di rischio per il paziente, si può iniziare il trattamento massofisioterapico vero e proprio. Esso può sfruttare qualsiasi tecnica sperimentata e validata utile alla situazione individuale del soggetto: per esempio, la mobilizzazione passiva – condotta in maniera graduale e secondo i precisi passi di aumento dell’intensità – dei movimenti fisiologici delle articolazioni, prestando attenzione ai sintomi e al coinvolgimento eventuale delle resistenze meccaniche; oppure, la rieducazione posturale; o ancora, la mobilizzazione neurale, la stabilizzazione statico-dinamica delle articolazioni (il cosiddetto kinetic control), l’integrazione senso-motoria e la riprogrammazione, qualsiasi trattamento dei tessuti molli o il riequilibrio delle funzioni muscolari e neurologiche attraverso l’esercizio attivo analitico. Non deve essere dimenticato, poi, il principio dell’autotrattamento, il cui scopo è quello di migliorare, mantenere o rafforzare i benefici ottenuti, automatizzandoli in maniera progressiva, tramite il ricorso a esercizi elaborati appositamente, personalizzati e specifici, a patto che siano stati appresi correttamente. Lo scopo della massofisioterapia è quello di diminuire e annullare del tutto il dolore e l’insieme dei sintomi che provocano sofferenza.

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Tale trattamento deve essere eseguito anche nelle condizioni più gravi, in maniera tale da anticipare l’azione di sollievo e benefica il più possibile. Naturalmente, è necessario precisare che la precocità di questo tipo di interventi rappresenta un’azione preventiva rispetto alla strutturazione rapida di danni ai tessuti (per esempio fibrosi, contratture, alterazione della conduzione nervosa, alterazione del microcircolo, cambiamento delle percezione motoria, eccetera).
Premesso che qualsiasi diagnosi può essere fatta unicamente da un medico specialista, al massofisioterapista spetta comunque il compito di essere a conoscenza, per quanto possibile, della diagnostica, così da eseguire nel migliore dei modi il proprio lavoro, sia comprendendo in pieno la diagnosi, sia tenendola sotto controllo nel corso del trattamento, monitorando costantemente la condizione del paziente. Ciò non significa, naturalmente, che il compito del medico possa essere scavalcato (si parla in questo caso di abuso della professione medica). Se è vero che il non essere responsabile della diagnosi non distoglie comunque il terapista dai suoi obblighi, è altrettanto vero che egli dovrebbe essere sempre aggiornato in materia neurologica e ortopedica.

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A proposito della massofisioterapia, concludiamo segnalando che essa si propone di ripristinare una riabilitazione funzionale, i cui risultati devono però essere integrati nella quotidianità, recuperando una vita lavorativa e sociale normale. A essa, inoltre, può essere affiancata la cosiddetta ginnastica correttiva, chiamata anche ginnastica medica, finalizzata a trattare e curare i vizi della colonna vertebrale a livello posturale (per esempio un atteggiamento scoliotico o lordotico), oltre che diversi difetti di tipo ortopedico che riguardano gli arti inferiori (per esempio il piede piatto, il ginocchio valgo, il piede cavo, eccetera).
Come qualsiasi operatore che lavora in ambito sanitario, il massofisioterapista è chiamato a rispettare la salute del paziente, svolgendo un ruolo fondamentale nell’approccio alla patologia, a metà strada tra il paziente e il medico: una posizione che richiede capacità relazionali non indifferenti, per consentire la massima soddisfazione delle esigenze dei pazienti ma anche dell’equipe medica chiamata a prenderli in cura.

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