Osteopatia e gravidanza

L’osteopatia rappresenta un insieme di analisi e trattamenti che benché si basino su conoscenze mediche quali la fisiologia e l’anatomia, non utilizza farmaci e tanto meno tecniche di chirurgia, ma movimenti ordinati e rimaneggiamenti specifici allo scopo di prevenire e attenuare disturbi a carico del sistema scheletrico, muscolare, sacrale, del cranio, della colonna vertebrale, degli organi viscerali e molto altro.

L’osteopatia rappresenta quindi un valido modo per dare benessere ed equilibrio al corpo della donna in stato interessante.

osteo-gravidanza

Durante la gravidanza il fisico della donna si trasforma per permettere al feto di cresce nell’utero e, di conseguenza anche l’assetto musco-scheletrico subisce mutazioni. Queste variazioni fisiologiche influiscono sulla colonna vertebrale che si troverà costretta a tollerare un maggior peso dando origine al dislocamento della gravità che grava sull’apparato muscolo-scheletrico. Il tutto può generare, abbastanza spesso, lombosciatalgie, lombalgie e disturbi e gonfiori alle gambe. Per evitare che queste malesseri diano origine a diverse patologie dolorose, si dovrà ripristinare il giusto equilibrio muscolo scheletrico mediante manipolazioni di osteopatia.
Questa tecnica è utile per attenuare anche numerosi altri disturbi che si manifestano spesso durante tutta la gestazione, in particolare cefalea, nausea, dolori che colpiscono il coccide, sbalzi d’umore, sciatica, stanchezza, respirazione difficile, dolori causati dalla compressione uterina e quant’altro. In particolare l’osteopatia aiuta a prevenire i dolori e le contratture muscolari che colpiscono la colonna vertebrale, causati dalle variazioni posturali determinati dalla crescita del bambino. E’ in grado di ridurre le tensioni che si possono verificare durante la discesa del bambino lungo il canale dell’utero, facilitare la respirazione, migliorare i problemi circolatori e di stasi, eliminare le contratture sia a livello dei muscoli che dello scheletro, rimuovere lo stato di tensione e lo stress.
Sottoponendosi a tecniche di osteopatia, mediante la manipolazione a livello dei visceri, la futura mamma otterrà un equilibrio tra le ossa lombari, le ossa sacrali e quel del bacino, a tutto vantaggio, non solo della riduzione dei dolori e delle tensioni durante la gravidanza ,ma anche del bambino. Infatti il nascituro sarà soggetto, al momento della sua nascita, a minor stress, durante il suo piroettarsi ed attorcigliarsi tra le ossa della pelvi della madre nel momento in cui l’utero lo sposterà contro le pareti vaginali, grazie ad una maggior mobilità delle ossa della madre e alla elasticità sia del pavimento pelvico che del centro tendineo del perineo

E’ possibile ricorrere a questa tecnica sia durante il periodo di gestazione che prima del concepimento prestabilito, allo scopo di preparare il proprio corpo al cambiamento che la gravidanza determinerà. Infatti le mani sicure ed abili dell’osteopata, con manipolazioni mirate, conferiranno numerosi benefici all’organismo quali:
– elasticità dei tessuti connettivali
– mobilità di tutte le articolazioni
– scioltezza dei legamenti e dei muscoli
– duttilità delle membrane che si trovano attorno ai muscoli, ovvero le aponevrosi mantenendole nelle loro naturali sedi durante il periodo delle contrazioni.

E’ possibile utilizzare l’osteopatia anche a scopo preventivo per porre rimedio ad eventuali problemi a carico della struttura scheletrica e muscolare come quelli legati alla perdita di agilità o mobilità. In questo caso, per ottenere risultati concreti e duraturi finalizzati a garantire una corretta simmetria, sarà necessario sottoporsi ad un minimo di due- quattro sedute. Sarà comunque l’osteopata stabilire la quantità degli appuntamenti. Se non ci sono particolari problemi, sarà sufficiente assoggettarsi ad una seduta di osteopatia all’inizio della gestazione, ed eventualmente sottoporsi ad un controllo per constatare il mantenimento dell’equilibrio scheletrico, dopo un mese massimo due. Per una gravidanza fisiologica sarà consigliabile fare un incontro al terzo mese, uno al quinto e un altro tra la fine dell’ottavo e l’inizio del nono mese.

L’osteopatia contrasta numerosi disturbi che si manifestano durante la gestazione tra i quali:

– la nausea che di solito si manifesta durante il primo trimestre della gravidanza. L’osteopata, intervenendo sui nervi del sistema nervoso autonomo manipolando i visceri, attenuerà le nausee

– il ritmo sonno-sveglia. Questo disturbo di solito avviene durante gli ultimi mesi, ovvero quando la pancia essendo ingombrante rende difficile il sonno. Con il rimaneggiamento del sistema muscolo-scheletrico, dei nervi ad esso collegati e del sistema neuroendocrino, l’osteopata aiuterà a ritrovare il sonno. Questo avviene anche grazie alla produzione di endorfine che vengono generate mediante i massaggi al sistema neuroendocrino. Con la produzione di queste sostanze da parte del cervello, la gestante riuscirà a tenere sotto controllo anche i suoi sbalzi di umore.

– la cefalea viene eliminata grazie all’utilizzo di tecniche cranio-sacrali

– le lombalgie e le lombosciatalgie vengono sconfitte con manipolazioni a livello del sistema musco-scheletrico. L’osteopata stimolerà i nervi ripristinando il corretto allineamento delle ossa

– i dolori all’utero, al colon e allo stomaco verranno eliminati mediante il rimaneggiamento dei visceri a carico di questi organi.

L’osteopatia è utile anche al bambino, infatti in caso di gravidanza podalica non causata dal cordone ombelicale aggrovigliato intorno al bambino o da malattie o disfunzioni di vario genere, l’osteopata può, usando tecniche dolci e specifiche, ripristinare la giusta posizione del piccolo. Inoltre sempre con massaggi adeguati può stimolare il sistema neuroendocrino della gestante allo scopo di attivare la ghiandola mammaria e di conseguenza permettere un regolare allattamento. Obiettivo che può essere raggiunto anche migliorando la postura della madre.
Una volta venuto al mondo, lo specialista è in grado di occuparsi del piccolo neonato con l’obiettivo di riarmonizzare la sua delicata ossatura e il suo equilibrio neurofisiologico, che durante la nascita hanno subito delle variazioni necessarie per permettere la sua venuta al mondo. Le sue manipolazioni regolarizzano il ritmo sonno-sveglia del neonato, facilitano la sua digestione, impediscono la formazione di gas che sono i veri responsabili delle coliche ed sconfiggono gli attacchi di vomito a schizzo. La donna, dopo il parto con alcune sedute di osteopatia, può avere benefici sulla struttura ossea delle pelvi che sono state sottoposte a sforzi per permettere il passaggio del neonato, ridurre eventuali disagi vascolari che possono essere stati generati dalle spinte del parto o dalle naturali dilatazioni. Intervenire con manipolazioni adeguate, dopo aver partorito, permette alla donna di recuperare le proprie funzioni organiche ed evitare il sorgere di patologie come l’incontinenza, il prolasso dell’utero, cruralgie, algie pelviche e molto altro ancora.
Durante le sedute di osteopatia, il professionista insegna alla donna alcuni esercizi da eseguire da sola, sia durante la gestazione che l’allattamento, finalizzati a prevenire o mantenere l’equilibrio raggiunto, conservare la corretta postura e ad evitare comportamenti errati che potrebbero rovinare sia i suoi muscoli che il suo scheletro.
Integrando tecniche di osteopatia con ginnastica posturale, esercizi di fisioterapia e di massofisioterapia si otterranno ulteriori benefici su tutto l’organismo garantendo una gravidanza maggiormente serena e senza disturbi.
L’osteopatia non ha controindicazione e non crea nessun tipo di rischi né per la donna incinta né per il neonato, anzi occupandosi di dare benessere alla donna riesce anche a trasmetterlo al feto che, nello stesso tempo, continua la sua crescita in un luogo reso maggiormente comodo e protetto.

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Lo shiatsu

Lo shiatsu è una tecnica finalizzata a dare riequilibrio energetico a tutto l’organismo, ha origini cinesi ma successivamente si sviluppò in Giappone nel 1940, Tokuijro Namikoshi iniziò ad organizzare scuole per l’insegnamento di questa tecnica, in seguito un suo collaboratore, il maestro Shizuto Masunaga diede vita ad una associazione di shiatsu. Nel 1964 una normativa di legge riconobbe questa disciplina come una cura incondizionata dalle altre tecniche. Intorno agli anni settanta, lo shiatsu approdò anche in Italia. E’ una disciplina olistica che ha lo scopo di permettere al paziente di raggiungere, potenziare e conservare, il più lungo possibile, il proprio benessere.

shiatsu

Il termine shiatsu, poiché significa premere con le dita, esprime esattamente la sua funzione, ovvero quella di manipolare l’epidermide con le dita, con i pollici ed i palmi della mani senza ricorrere all’uso di mezzi meccanici. La pressione che viene esercitata permette di modificare le anomalie interne, intervenire positivamente su malattie particolari, stimolare l’energia dell’organismo, riequilibralo ed ottimizzare lo stato di salute.

Lo shiatzu associa esercizi cinesi di auto trattamento, definiti Do-In, ed esercizi su altre persone, ovvero Anma. Entrambi queste tecniche si basano su stiramenti, pressioni perpendicolari e stabilizzazioni finalizzati a facilitare il passaggio dell’energia nei meridiani energetici.
Partendo dal concetto che nell’uomo ci sono elementi energetici, fisici e psicologici tra loro collegati e che il mondo è un insieme di energia, lo shiatsu considera che tutte le cose hanno una forza vitale chiamata Ki, questa influisce su tutto l’organismo in quanto lo attraversa seguendo percorsi stabiliti, dal basso verso l’alto e viceversa, definiti meridiani. Questi originano una serie di canali dove il Ki sfocia. Ad ogni organo del corpo corrisponde il proprio meridiano. Quando la salute è compromessa nell’uomo si nota una perdita del suo equilibrio energetico, una discordanza che genera ripercussione sia sul fisico che sulla mente e, che è causata dallo disfunzione energetica interiore, che si manifesta nell’ostruzione del meridiano di scorrimento creando danni alla parte del corpo collegato ad esso.

Pertanto con questa tecnica, basata sulla digitopressione, si riesce a liberare il meridiano permettendo così all’energia di scorrere liberamente e di riabilitare i ruoli che permettono al corpo umano di recuperare il proprio equilibrio. Lo shiatsu è in grado di evitare il sorgere di discordanza energetica e di trasformare quella già in funzione, offrendo in oltre la capacità di chi si sottopone a questa tecnica di riscoprire se stesso, di imparare a percepire la propria energia interiore, a capire le proprie sensazioni, il tutto interpretandoli per raggiungere e conservare il proprio benessere.
Le tecniche di base dello shiatsu si basano sul respiro, sulla pressione, sulla perpendicolarità e sulla postura. Per metterle in pratica, sarà necessario che l’operatore sappia utilizzare correttamente le sue mani, eseguendo tre tipi di pressione ovvero l’ingresso, la stasi e l’uscita. Deve inoltre essere in grado di individuare la zona da trattare, assumere una corretta posizione rispetto al paziente e avere una elevata concentrazione, il tutto per garantire la capacità di attivare l’autoguarigione nel paziente.

Ruolo fondamentale dello shiatsu è la diagnosi eseguita secondo i criteri della medicina orientale ovvero la valutazione del Ki e dei meridiani, effettuata con informazioni date dal paziente e con un palpeggiamento delicato dei vari organi.
Dopo avere effettuato la diagnosi, verrà stabilito il trattamento da effettuare, l’operatore si occuperà di ripristinare gli squilibri energetici individuati durante il primo controllo diagnostico. Il paziente verrà fatto sdraiare, completamente vestito, su un lettino, su una poltrona o preferibilmente sdraiato a terra su un materassino anallergico in cotone naturale, ovvero il futon. Tuttavia per le persone disabili e anziane il trattamento può avvenire su carrozzina o sul comune letto. Quindi, l’operatore con una serie di pressioni sui meridiani, usando il suo pollice, il suo palmo della mano, a volte anche i gomiti e le ginocchia, ricorrendo a rotazioni, esercizi di stretching e quant’altro, si occuperà di tutto il corpo e non in modo particolare ed esclusivo della parte dove i sintomi sono maggiormente evidenti. Il suo lavoro avrà lo scopo di salvaguardare e riequilibrare l’energia interiore bloccata facendola scorre. Affinché la seduta abbia un esito altamente positivo, il paziente dovrebbe essere rilassato e preferibilmente dovrebbe rimanere in silenzio. L’addetto, grazie ad un elevato grado di concentrazione, valuterà le reazioni del corpo del paziente e lo tranquillizzerà ogni volta che si accorgerà che i suoi organi si induriscono o si tendono, allo scopo di evitare che i benefici della seduta vengano compromessi.

Lo shiatsu è utile per combattere stati di stress e di nervosismo, rafforzare il sistema immunitario, sciogliere le tensioni dei muscoli, rafforzare gli organi interni deboli o malati, fortificare la capacità motorie, migliorare la postura, attenuare i disturbi mestruali, stimolare il sistema ormonale, prevenire numerose malattie, ridurre il mal di schiena e di spalle, rilassare i sistema nervoso, contrastare le cefalee e i vari tipi di mal di testa, attenuare problemi determinati da traumi, fornire energia e vitalità e molto altro ancora.
Con questa tecnica si riesce ad aiutare la guarigione ed a rafforzare gli organi indeboliti. Infatti, si attiva l’energia presente nell’organismo e la si incanala in modo tale da generare il corretto equilibrio necessario a ritrovare il benessere fisico,mentale e spirituale, arrivando a stimolare l’auto guarigione. Non va dimenticato che la pressione manuale e digitale hanno la capacità di stimolare il recupero naturale dell’organismo e di conseguenza di allontanare l’insorgere di malattie.

Lo shiatsu non ha controindicazioni e può essere associata a numerose altre tecniche quali la massofisioterapia, l ‘osteopatia e la fisioterapia. Tuttavia, molto raramente, durante le prime sedute, può capitare che il paziente manifesti alcuni sintomi, causati dalle tossine che vengono liberate durante la manipolazione, come un leggero mal di testa, disturbi a livello dello stomaco e dell’intestino, sonnolenza, intorpidimento ed aumento di voglia di urinare. Questi sintomi scompaio nell’arco di poche ore, sarà sufficiente riposarsi e assumere molta acqua. Tutti possono sottoporsi a sedute di shiatsu, in quanto non è una tecnica invasiva, inoltre può essere di aiuto anche alle persone che sono afflitte da patologie anche gravi.
La pressione praticata da un professionista di questa tecnica non origina nessun tipo di dolore in quanto l’incaricato è in grado di ponderare l’intensità della pressione che applica in modo graduale tale da non far avvertire sofferenza.

Sottoporsi a terapia shiatsu non significa abbandonare qualsiasi terapia medica ma piuttosto associarla ad essa per ottenere maggiori giovamenti. Inoltre si impara a conoscere profondamente come funziona il proprio corpo e come questo interagisca sia con la mente che con le emozioni. Dopo aver fatto alcune sedute di shiatsu si è in grado di percepire, non appena si presentano, gli squilibri e di neutralizzarli.

La ginnastica antalgica

La ginnastica antalgica rappresenta una disciplina cosi detta dolce che viene eseguita con movimenti ponderati ed armonici, principalmente finalizzati ad alleviare, prevenire e contenere dolori di origini muscolare ed articolare, causati soprattutto dall’avanzamento dell’età come l’artrosi lombare, cervicale ed articolare, le lombargie, l’osteoporosi e le artrite e quant’altro. Questa disciplina fa parte della ginnastica correttiva ed è adatta sia a donne che uomini adulti che necessitano anche di migliorare il rapporto con il loro corpo, ed in particolare a coloro che, per diverse motivazioni, non svolgono da tempo attività fisica ma che per motivi di salute hanno necessità di seguire un’attività ginnica completa che però, allo stesso tempo, non vada a gravare sul loro apparato scheletrico.Tuttavia può essere praticata ad ogni età, in quanto migliora i movimenti ed insegna a capire e conoscere il proprio corpo, inoltre può essere utilizzata anche in campo fisioterapico e riabilitativo. E’ in grado di prevenire numerosi dolori a carico dell’apparato sia scheletrico che muscolare causati da vita sedentaria, posizioni viziate, rigidità dei muscoli , movimenti scorretti ed improvvisi, sforzi bruschi e traumi causati da incidenti stradali o da infortuni sul lavoro.

ginnastica-antalgica

Pertanto, la ginnastica antalgica è consigliabile a tutti coloro che soffrono di cervicale, artrosi, mal di schiena, problemi dorsali e lombari, alle anche, alle spalle e al bacino. E’ adeguata anche per coloro che desiderano migliorare sia il tono muscolare che l’efficienza fisica e al contempo conservare la massa ossea. Senza dimenticare che questa ginnastica è un ottimo rimedio per scaricare la tensione nervosa, gli stati di stress, di ansia e per mantenere costante il proprio peso forma.
Questa disciplina si mostra molto efficace, ad ogni età, per ottenere il riequilibrio posturale. Le posture scorrete generano patologie a carico della colonna vertebrale oltre che dei muscoli, con questo tipo di esercizio fisico si riesce ad insegnare al corpo ad assumere e mantenere la giusta postura. Questa ginnastica è appropriata sia ai bambini che agli adolescenti che sono afflitti da alcune patologie come la lordosi, la cifolordosi, la scoliosi, la cifosi, le scapole alate, la rigidità delle spalle, il ginocchio valgo, l’indebolimento dei muscoli addominali, l’ ipertrofia muscolare e quant’altro.

Questa disciplina coinvolge tutto il corpo, seguendola con costanza si ottiene un notevole beneficio e benessere sull’ organismo.Per raggiungere questo obiettivo, utilizza una serie di esercizi stretching dei muscoli della schiena e degli arti sia inferiori che superiori, di rilassamento, di respirazione, di potenziamento sia dei muscoli addominali che dorso-lombari, di correzione della postura, di massaggio e di automassaggio ricorrendo all’uso di asciugamani, palline, esercizi di gruppo e giochi di vario tipo. Eseguendo esercizi di ginnastica antalgica si stimola sia la flessibilità del corpo che dello spirito, grazie al fatto che il corpo, la mente e l’ energia si associano tra loro. Tale sinergia facilita la capacità individuale di ascoltare e percepire le necessità interiori del proprio organismo allo scopo di renderci consapevoli di come poter sconfiggere il dolore che lo affligge.

Gli esercizi devono essere eseguiti in modo lento e con una discreta concentrazione. Prima di effettuare ogni movimento è importante prepararsi fisicamente e mentalmente. La concentrazione ha una elevata importanza, infatti, grazie ad essa si ha la possibilità di interpretare da un lato, ogni messaggio inviato dal corpo e dall’altro, di capire da dove effettivamente proviene il dolore. Questi messaggi andranno trasmessi all’istruttore professionista che li utilizzerà per trovare la migliore soluzione da adottare per eliminare ogni fastidio. Per coloro che sono fuori allenamento, gli esercizi andranno eseguiti in modo graduale, iniziando con tre o quattro ripetizioni per ognuno di essi per raggiungere,nell’arco di poco tempo, un numero maggiore. La ginnastica antalgica richiede anche una corretta respirazione, si tratterà di lavorare su di essa per imparare ad inspirare ed espirare con molta lentezza con l’intento di poter dare ossigeno a tutto il corpo e nello stesso tempo obbligare i muscoli, presenti sulla colonna vertebrale, a mettersi in movimento.

Per fare la ginnastica antalgica sarà sufficiente una tuta da ginnastica comoda con l’obiettivo di facilitare i movimenti del corpo, scarpe da tennis leggere, un tappetino ed un asciugamano da spiaggia da utilizzare per eseguire gli esercizi a terra. Durante l’addestramento vengono inoltre usati, per fare specifici esercizi, alcuni strumenti come palline, elastici, rotoli e molto altro.La ginnastica non deve essere eseguita dopo i pasti, ma preferibilmente al mattino o alla sera prima di cenare.
La ginnastica deve essere praticata, almeno fino a quando non si saranno acquisiti i movimenti di base, sotto controllo di istruttori professionisti i quali daranno il giusto ritmo ai gesti da compiere, insegneranno il come muovere i muscoli e le articolazioni afflitte da dolori. Rivolgendosi a centri di fisoterapia, di massofioterapia e di ginnastica posturale, sarà possibile organizzare un programma di allenamento adatto alle proprie esigenze. I professionisti, inizialmente raccoglieranno notizie sul paziente, quindi valuteranno la sua situazione clinica allo scopo di elaborare un allenamento soggettivo finalizzato a risolvere le sue patologie. Si soffermeranno a valutare anche lo condizione nutrizionale del cliente per poter essere in grado di calcolagli il giusto apporto calorico basilare per affrontare l’attività fisica. Le prime sedute di allenamento avranno lo scopo di sollecitare tutti i muscoli, prima di tutto quelli dei piedi, dei polpacci, delle cosce e dei glutei, quindi, successivamente i muscoli lombari, addominali, del bacino, delle braccia, delle mani, della cervicale, del tronco eccetera. Di solito ogni seduta comprende circa 20 esercizi oltre il riscaldamento iniziale, gli esercizi di stretcting e quelli di defaticamento. L’allenamento dovrebbe essere effettuato due o tre volte a settimana,a giorni alternati, per circa 50-60 minuti, eseguendo esercizi diversi durante ogni seduta.

Successivamente, una volta appresi tutti gli esercizi, si potranno eseguire autonomamente nella propria abitazione. In quest’ultimo caso non sarà necessario avere a disposizione grandi spazi, ma un luogo privo di pericoli e ben areato.
Questo tipo di ginnastica, nella maggior parte dei casi, non origina sintomi, tuttavia possono manifestarsi leggeri capogiri, che sono dovuti quasi sempre al fatto che l’organismo non è abituato a fare la corretta respirazione. Sarà sufficiente del riposo e bere dell’acqua per vederli scomparire velocemente.
La ginnastica antalgica è un modo salutare per affrontare il modo di vita frenetico e combattere l’atteggiamento sedentario, due fattori che comportano il peggioramento del benessere fisico, mentale e psicologico.

Gli ultrasuoni in fisioterapia

In fisioterapia gli ultrasuoni forniscono un aiuto fondamentale nel trattamento di numerosi disturbi. Si tratta, essenzialmente, di vibrazioni acustiche che l’orecchio umano non è in grado di percepire e che in ambito terapeutico vengono ottenuti in maniera artificiale utilizzando la proprietà di cristalli minerali che subiscono l’azione di un campo di corrente alternata. Comprimendosi e dilatandosi, tale campo emette le vibrazioni degli ultrasuoni: l’irradiazione così prodotta dà vita a un micro-massaggio di grande intensità che interviene sui tessuti in profondità. Come conseguenza della vibrazione, le strutture intercellulari e cellulari si urtano e generano calore: insomma, oltre a un effetto meccanico, si produce anche un effetto termico. La terapia con ultrasuoni permette di rilassare muscoli contratti e ha un effetto antalgico; da non sottovalutare, inoltre, l’effetto trofico e l’azione fibrotica. Per esempio, la ultrasuonoterapia risulta particolarmente indicata per epicondiliti, morbo di Dupuvtren, periartriti di omero e scapola (anche con calcificazioni), nevriti, sciatalgie. Assolutamente controindicata, invece, in presenza di flebiti acute, osteoporosi e neoplasie situate vicino agli organi sessuali.

Particolarmente utile, per esempio, si rivela la terapia ad ultrasuoni per il trattamento del colpo di frusta. Nel momento in cui gli ultrasuoni entrano all’interno del corpo, le varie particelle interne, per effetto delle vibrazioni, vengono mosse, e la stessa cosa accade per il liquido infiammatorio, che di conseguenza risulta stimolato a riassorbirsi. Gli ultrasuoni, in pratica, non sono altro che onde acustiche la cui frequenza è compresa tra uno e tre mega-hertz. Ottenuti attraverso lo stesso metodo impiegato per l’ecografia, vengono prodotti sfruttando il cosiddetto effetto piezoelettrico inverno.
Gli ultrasuoni, inoltre, producono calore cedendo al tessuto che attraversano energia. Un secondo effetto causato è quello dell’incremento della permeabilità della membrana delle cellule, che agevola dunque l’ingresso di sostanze nutrienti e al tempo stesso l’eliminazione delle scorie. Occorre sottolineare che nel corpo le onde penetrano in maniera inversamente proporzionale rispetto alla frequenza. Per fare un esempio, gli ultrasuoni con una frequenza di tre mega-hertz raggiungono una profondità di un centimetro, mentre gli ultrasuoni con una frequenza di un mega-hertz raggiungono una profondità di tre centimetri. Va detto, per altro, che l’applicazione sul corpo non risulta dolorosa e tantomeno invasiva.

ULTRASUONOTERAPIA

La macchina che genera gli ultrasuoni è composta da una testa emittente e un generatore di corrente, e produce una potenza di uscita inferiore ai tre watt. Il trattamento, in genere, dura al massimo dieci o quindici minuti, e i modi di applicazione possibili sono due: con la testina fissa o con la testina mobile. Il primo modo viene utilizzato quando l’area che deve essere trattata è piuttosto limitata, come per esempio uno sperone calcaneare; al secondo modo, invece, si ricorre per zone meno circoscritte. La testina fissa viene bloccata e tenuta ferma attraverso un braccio meccanico, mentre la testina mobile, chiamata anche testina a massaggio, impone che il fisioterapista scorra sulla cute del paziente il manipolo, eventualmente frizionandolo. Gli ultrasuoni si rivelano particolarmente efficaci per il trattamento di capsuliti, tendiniti, borsiti, artrosi, ematomi organizzati, infiammazioni articolari, tessuti cicatriziali, flogosi e calcificazioni periarticolari, soprattutto nella prima fase. Per fare un esempio, diversi studi evidenziano che grazie all’applicazione degli ultrasuoni la frattura della tibia guarisce in tempi ridotti del quaranta per cento rispetto alla norma.
Le controindicazioni, viceversa, valgono specialmente per vene varicose, protesi articolari, osteoporosi con turnover alto, tessuti neoplastici, tromboflebiti e gravidanze, oltre a presenze di frammenti di natura metallica. Grazie alla terapia ad ultrasuoni l’osteopatia e la fisioterapia permettono di risolvere diversi disturbi in maniera semplice e rapida. L’approccio si rivela decisamente dolce, e naturalmente pone al primo posto il rispetto dell’intera struttura anatomica. Per quel che riguarda il colpo di frusta, per esempio, l’ultrasuono interviene sulla zona soggetta a uno spostamento inatteso e brusco, e risolve il problema senza trattamenti dolorosi.

Le tecniche di applicazione sono essenzialmente due: a immersione o per contatto. Si ricorre al primo caso nel momento in cui le zone che devono essere trattate si rivelano molto dolenti oppure troppo piccole: l’organo colpito dalla patologia viene immerso in acqua a una temperatura di trentasette gradi. La tecnica per contatto, invece, prevede l’utilizzo di elettrodi, mobili o fissi, che entrano in contatto con la cute, separati – in caso di necessità – da un gel). Per la modalità a contatto i tempi vanno da un minimo di cinque a un massimo di dieci minuti, mentre per l’applicazione della modalità a immersione richiede al massimo quindici minuti (ma bisogna fare attenzione a evitare che la temperatura dell’acqua si abbassi: in quel caso, l’efficacia della terapia si riduce). Sebbene gli effetti positivi degli ultrasuoni in fisioterapia risultino provati fisicamente, è opportuno segnalare che l’efficacia reale, in presenza di patologie ossee, muscolari o tendinee o di ematomi, infiammazioni e fratture, dipende da diversi fattori, che non sempre possono essere quantificati. Ci riferiamo, per esempio, alla frequenza di applicazione e al numero di sedute, alla correttezza delle modalità e alla frequenza delle onde.

ultrasuoni-acqua

Si tratta, come si può facilmente intuire, di fattori talvolta aleatori e variabili (per esempio è difficile controllare che nell’intera durata del trattamento la temperatura dell’acqua venga mantenuta costante). In altre parole, più che risultati di guarigione sicuri, è lecito aspettarsi, dalla fisioterapia con ultrasuoni, notevoli riduzioni del dolore: essa, dunque, si rivela ideale per nevriti e sciatalgie, anche se molti studi evidenziano effetti curativi nell’azione di disgregazione delle calcificazioni.
In conclusione, si può sostenere senza timore di essere smentiti che l’applicazione degli ultrasuoni in fisioterapia rappresenta una soluzione indicata per alleviare il dolore e ridurre la sofferenza in presenza di numerosi disturbi: per poter ottenere risultati definitivi, tuttavia, in alcuni casi è bene affiancare alle onda ad alta frequenza altre terapie.

 

La ionoforesi in fisioterapia

Quando si parla di ionoforesi in ambito fisioterapico si fa riferimento a un genere di elettroterapia antalgico che sfrutta la corrente unidirezionale continua allo scopo di trasferire medicamenti allo stato ionico, in maniera tale da evitare di iniettare i medicinali stessi mediante aghi. Lo scopo, in sostanza, è quello di usare lo stato di ione del farmaco per non provocare alcun tipo di dolore. Risulta evidente, pertanto, il vantaggio che può derivarne nel momento in cui esso viene applicato in fisioterapia. Dal punto di vista tecnico, succede che la corrente trasporta verso l’elettrodo con il polo opposto gli ioni medicamentosi. Essi, attraverso le ghiandole sudoripare e i dotti piliferi, trovano il canale di passaggio. Parte degli ioni, nel derma profondo, si introduce nel circolo capillare; la parte rimanente, invece, si lega alle proteine e quindi si immagazzina in depositi attivi a cessione lenta. Questo tipo di trattamento viene eseguito utilizzando uno strumento dotato di due elettrodi, uno negativo e l’altro positivo, costituiti da una speciale gomma conduttiva attraverso la quale il farmaco selezionato per la terapia viene somministrato. La fiala del medicinale viene distribuita e spalmata su una superficie dell’elettrodo, assorbente: superficie che quindi viene posizionata nel punto che corrisponde alla zona che deve essere trattata (e di conseguenza l’altro elettrodo viene collocato in prossimità del primo). A questo punto, può iniziare il trattamento vero e proprio, mediante l’accensione dell’apparecchio che sfruttando la corrente trasferisce gli ioni del medicinale nelle aree che hanno bisogno del trattamento.

ionoforesi-apparecchiatura

Tra i vantaggi che la ionoforesi consente di ottenere, occorre segnalare che si tratta di un sistema terapeutico in grado di far assorbire alla zona malata un quantitativo di medicinale superiore fino a cento volte rispetto al medesimo medicinale che venisse assorbito per via orale e quindi per via gastrica. Il farmaco va collocato sull’elettrodo a seconda della sua polarità: in altre parole, se la polarità del farmaco è positiva, esso deve essere applicato sul polo positivo; se la polarità del farmaco è negativa, esso deve essere applicato sul polo negativo; se il farmaco è bipolare, infine, l’applicazione è indifferente. La corrente veicola, una volta distribuito il farmaco e posizionati i due elettrodi a una distanza di circa venti centimetri l’uno dall’altro, il farmaco ionizzato, con gli ioni del farmaco che si spostano in direzione del polo opposto fino al totale assorbimento. Per fare qualche esempio, tra le soluzioni medicamentose e i principi attivi con polarità negativa si segnalano l’acetilsalicilato di lisina, il flumetasone e il diclofenac sodico. Si caratterizzano per polarità positiva l’idrocortisone, il glicole salicilato, il fenilbutazone, il dantrolene e il baclofene; è bipolare, invece, la benzidamina cloridrato.

Come si può facilmente capire, dunque, l’introduzione della ionoforesi nel settore della fisioterapia si traduce in un vantaggio evidente per il paziente, che si avvale di un farmaco efficace e somministrato in maniera per nulla dolorosa. L’introduzione del medicinale attraverso l’epidermide, vale a dire la somministrazione per via transcutanea mediante la corrente galvanica svolge la stessa funzione di un’iniezione priva di ago, con il beneficio che le terminazioni nervose risultano iperpolarizzate. Non solo: gli ioni hanno la possibilità di legarsi a specifiche proteine proto-plasmaticbe, mentre il principio attivo viene introdotto da solo, senza alcun tipo di veicolante od eccipiente. Da notare, inoltre, che viene evitata la somministrazione endovenosa, intramuscolare od orale: insomma, per via sistemica.

Ionoforesi

È opportuno mettere in evidenza che a proposito della via di somministrazione la via sistemica si segnala per alcune controindicazioni, nel senso che i diversi medicinali presentano il rischio di effetti collaterali che possano colpire i sistemi anatomici e i diversi organi. Il farmaco, infatti, per assicurare un’azione terapeutica valida, deve raggiungere per forza di cose una concentrazione ematica (vale a dire una percentuale di farmaco che gira nel sangue) che assicuri l’efficacia dell’azione. Di conseguenza, nel circolo vascolare sono presenti, oltre al farmaco, anche metaboliti del medicinale che vengono prodotti dal fegato, che l’organismo deve smaltire tramite varie vie, inclusa la via renale. Non va sottovalutato, inoltre, il danno indiretto che il farmaco provoca sugli altri organi, a causa della modifica delle condizioni in cui essi agiscono. Basti pensare all’apparato digestivo, all’interno del quale diversi medicinali incidono sull’equilibrio acido-base, con risultati non sempre positivi (gastriti determinate dal consumo dei famosi Fans). Ecco perché la ionoforesi in fisioterapia si rivela altamente consigliata. Inoltre, l’applicazione diretta sulla zona da trattare permette di diminuire i tempi terapeutici, facendo regredire i sintomi in minor tempo.

Dunque, affezioni dolorose che interessano l’apparato scheletrico e muscolare derivanti da strappi, cervicale, lombalgia, sciatica, artrosi e artrite vengono curate semplicemente circoscrivendo alla zona interessata l’effetto terapeutica. Altro elemento che merita di essere preso in considerazione riguarda l’opportunità di introdurre unicamente il principio attivo del medicinale in forma ionica, escludendo quindi eccipienti che spesso causano reazioni avverse. Il medicinale in forma ionica, infatti, si lega alle proteine prot-plasmatiche, e aumenta il loro tempo di permanenza nella zona da curare. In precedenza si è accennato anche alla cosiddetta iperpolarizzazione delle terminazioni nervose: il risultato è un innalzamento della soglia di eccitabilità, e di conseguenza il cosiddetto effetto Tens, che corrisponde a un alto effetto antalgico. Come si vede, in conclusione, sono davvero numerosi i vantaggi derivanti dall’introduzione della pratica medica della ionoforesi nei trattamenti di tipo fisioterapica. L’assunzione di sostanze pure e l’assenza di qualsiasi tipo di dolore rendono la cura efficace, veloce e piacevole.

Detto che l’elettroterapia tramite ionoforesi risulta controindicata per i pazienti con epilessia, mezzi di sintesi metallici, pace-maker, lesioni cutanee ed ipoestesia cutanea, non resta che consigliare l’applicazione di tale trattamento ove possibile: esso, naturalmente, deve essere consigliato e attuato unicamente previa analisi effettuata dallo specialista e dal fisioterapista, che valuterà le condizioni migliori per attuare la ionoforesi nel trattamento di algie, dolori e strappi.