Il Tunnel carpale

Il tunnel carpale è una patologia diffusa che si riscontra mediamente nel cinque per cento della popolazione. E’ una patologia dolorosa che spesso viene curata tramite intervento chirurgico ma ad oggi esistono delle valide alternative per agire gradatamente in maniera efficace e non traumatica.
Innanzitutto è necessario sapere che nella grande maggioranza dei casi la sindrome del tunnel carpale può essere tenuta sotto controllo adottando la corretta postura di schiena, braccia e mani durante le molte ore che si trascorrono davanti al computer utilizzando il mouse: si tratta infatti di una neuropatia causata da compressione o irritazione del nervo mediano nella zona del polso in cui i nervi passano nel cosiddetto canale carpale.

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E’ importante riconoscere per tempo i sintomi del tunnel carpale in modo da poter intervenire con una terapia osteopatica o fisioterapica in modo da interrompere il processo di infiammazione e scongiurare la necessità di un intervento chirurgico, quindi è opportuno tenere sotto controllo la comparsa di sintomi come parestesie (ovvero i formicolii), scosse e torpore.

In ogni caso esistono terapie di manipolazione alternative alla chirurgia, vediamo in cosa consistono.

– L’allineamento frizionato è una tecnica fisioterapica che consiste in una serie di manovre articolari che vanno ad agire direttamente sulla patologia che è la causa dei disturbi: agendo nella zona del nervo mediano inducendo movimenti selettivi e applicando pressione in maniera progressiva è possibile ripristinare la situazione di allineamento propria della zona del polso, rendendo i movimenti fluidi e recuperando la funzionalità dee terminazioni nervose e degli arti. Si tratta di una tecnica che può essere effettuata direttamente in ambulatorio, ha l’indubbio vantaggio di non essere dolorosa e va eseguita a giorni alterni per un esiguo numero di sedute (indicativamente cinque) della durata di pochi minuti. Questa tecnica è molto efficace, si avverte infatti un significativo miglioramento già dopo la seconda seduta e si porta a compimento dopo, di norma, cinque sedute, inoltre non va ripetuta perchè ha effetto esattamente come lo avrebbe un intervento chirurgico.

– Il trattamento osteopatico in caso di dolore alla mano ed al polso consiste in un trattamento manipolativo del tratto cervicale, che è nella maggior parte dei casi la zona responsabile della sindrome del tunnel carpale. Il trattamento può essere effettuato mediamente due volte alla settimana e può portare alla guarigione in un tempo di tre o quattro settimane.

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– Il metodo Mezieres è un trattamento fisioterapico che prevede un massaggio non soltanto a livello del polso ma a partire dall’intero braccio sulla catena muscolo fasciale, con coinvolgimento dei muscoli della spalla, della scapola e del torace in modo tale da combattere il sintomo non neutralizzando soltanto il sintomo ma curando il problema dalla sua radice. L’effetto è quasi immediato e la terapia può essere completata con poche sedute, una volta diminuito il dolore si possono immediatamente riprendere le quotidiane attività lavorative. E’ anche opportuno abbinare a questo metodo il massaggio miofasciale profondo per ottimizzare l’effetto della terapia.

– Le manipolazioni e mobilizzazioni osteopatiche al polso e alla mano possono essere associate all’utilizzo di Taping (uno specifico cerotto utilizzato per curare infortuni muscolari, da applicare direttamente sul muscolo) che viene applicato in modo tale da mantenere la zona in tensione sfruttando la forza elastica che si viene a creare. Questo metodo è utilizzato in particolare quando a causa della sindrome del tunnel carpale vi è un coinvolgimento a livello cervicale. Sono necessarie soltanto poche sedute per ottenere una rapida diminuzione del dolore fino alla sua scomparsa, ma è necessario tenere presente che questa specifica terapia non può essere adottata nel caso di pazienti che siano soggetti ad artrite reumatoide.

 

La ginnastica posturale

Quando si parla di ginnastica posturale, si fa riferimento a un trattamento di tipo rieducativo finalizzato a recuperare e organizzare nuovamente un assetto posturale (vale a dire un atteggiamento del corpo) corretto. Lo scopo, in sostanza, è quello di far sì che il soggetto acquisisca un controllo costante sulla posizione naturale del corpo, sia globale che a livello di singole parti, in maniera equilibrata e armonica sia in condizioni di movimento che in condizioni di staticità. I metodi scientificamente riconosciuti nell’ambito della ginnastica posturale sono differenti, a seconda delle diverse tecniche di lavoro, ma solitamente comprendono tutti un riequilibrio delle tensioni dei muscoli, un recupero della funzionalità delle articolazioni e della loro normale ampiezza, e l’apprendimento di schemi posturali nuovi.

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Alla base della ginnastica posturale, in particolare, si colloca l’obiettivo di diminuire il dolore dei muscoli, delle articolazioni e dei legamenti, imparando e interiorizzando ulteriori schermi posturali e modalità di azione ex novo che permettano di soddisfare i differenti bisogni quotidiani, sia sportivi, sia professionali, sia funzionali. Questo tipo di ginnastica, dunque, viene indicata in maniera particolare in qualità di trattamento rieducativo per tutti i soggetti che devono fare i conti con la rachialgia – in altre parole, il mal di schiena – e più nello specifico soffrono di un dolore posizionato nella zona lombare: la cosiddetta lombalgia. In effetti, nella maggior parte dei casi le persone che soffrono di mal di schiena sono portate a cambiare il proprio atteggiamento corporeo naturale andando a operare alterazioni di compensazione morfologica, per esempio modificando l’organizzazione del corpo e il suo assetto: si tratta di una reazione normale a una situazione di disagio, quale per esempio la convivenza con dolori localizzati o diffusi, che tuttavia nel corso del tempo può portare a un cambiamento della tensione muscolare. Il risultato è una modifica della postura e delle funzionalità normali del corpo, con conseguenze spiacevoli. La ginnastica posturale è finalizzata appunto a evitare che la reazione dell’organismo al mal di schiena porti a conseguenze negative: tutti gli squilibri di tensione, inoltre, nell’individuo inducono un bisogno di organizzare l’assetto posturale, anche se in maniera dannosa.

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Premesso che la postura può essere individuata come l’adattamento personalizzato che ogni soggetto mette in atto rispetto all’ambiente emozionale, psichico e fisico in cui si trova a vivere (o in altri termini, come la maniera in cui l’uomo comunica e reagisce alla forza di gravità), la ginnastica posturale interviene su di essa in maniera specifica: così come le impronte digitali, infatti, anche le posture variano da individuo a individuo, e pertanto ogni intervento su di esse deve essere personalizzato. La formazione del sistema muscolare e scheletrico costituisce il risultato dell’azione contro la forza di gravità messa in atto dall’individuo.

In particolare, la moderna biomeccanica nel piano trasverso ha identificato l’elemento spaziale principale nella dinamica dell’uomo: concretamente, ciò significa che il sistema di energia potenziale viene caricato dall’altezza del baricentro, con conseguenze precise sulla postura umana. Tale postura, per altro, si stabilizza solamente intorno ai sei anni di vita, quando, in virtù della maturazione propriocettiva dei piedi, le curve vertebrali si stabilizzano: la masticazione si sviluppa con la comparsa dei molari, e così anche la deglutizione. Non tutti sanno, infatti, che la dentatura di una persona interviene sulla sua postura, e anzi rappresenta l’elemento più importante nella conformazione della stessa. Obiettivo della ginnastica posturale è quello di far apprendere al soggetto la capacità di percepire in maniera corretta il proprio corpo: avvertire le tensioni che lo caratterizzano, sentire la posizione di tutte le parti del corpo, sentire gli appoggi sul terreno dei piedi. Si tratta di qualità che devono essere affinate nel corso del tempo, attraverso un miglioramento della sensibilità corporea che si può raggiungere unicamente in situazioni di massimo rilassamento. La consapevolezza della postura che ci contraddistingue è fondamentale per essere in grado di usare il corpo: il modo in cui stiamo seduti, la posizione che adottiamo quando ci laviamo la faccia, i passi che compiamo quando scendiamo le scale: la ginnastica posturale interviene, senza che ce ne accorgiamo direttamente, su tutti questi aspetti.

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Il suo compito principale consiste nell’insegnare ai soggetti a utilizzare i muscoli da cui dipendono le posizioni esatte di tutte le parti del corpo, e che consentono di mantenere e allineare in maniera corretta le curve rachidee. I muscoli che nell’organismo umano sono deputati ad assicurare la verticalità del corpo, in contrasto con la forza di gravità, sono i muscoli del bacino, dell’addome, del rachide e degli arti inferiori: essi, per poter svolgere il proprio ruolo nel migliore dei modi, hanno la necessità di sviluppare non solo forza, ma anche e soprattutto elasticità e resistenza. Si tratta di caratteristiche che devono progredire gradualmente, insieme con l’abilità, da parte degli individui, di utilizzare al momento giusto e in maniera appropriata le varie strutture muscolari. Diversi problemi relativi alla postura, infatti, sono determinati da difficoltà di attivazione dei muscoli posturali, o perché vengono utilizzati erroneamente, o perché non vengono chiamati in causa al momento giusto.
Tutti gli esercizi della ginnastica posturale, quindi, sono pensati e messi a punto per consentire di apprendere l’insieme di queste capacità. Vale la pena di mettere in evidenza che l’apprendimento del controllo corretto dei muscoli posturali deve essere interiorizzato in maniera progressiva, graduale, ma costantemente, così che esso possa essere traslato e messo in pratica anche nelle situazioni di postura più delicate. Tra gli altri obiettivi che la ginnastica posturale si propone di ottenere, infatti, va segnalato anche quello di sviluppare la capacità di controllare e assumere una determinata postura anche nelle azioni quotidiane, nei movimenti cui di norma non prestiamo attenzione.

La ginnastica posturale è pensata per tutti i soggetti che hanno intenzione di migliorare il proprio comportamento posturale, apprendendo come muovere correttamente tutte le parti del corpo: naturalmente, essa poi si indirizza in maniera specifica a tutti coloro che devono affrontare una patologia vertebrale di natura posturale. Inoltre, occorre precisare che non è detto che la ginnastica posturale sia adatta solamente alle persone anziane: anzi, prima si interviene su una postura errata, migliori saranno i risultati. Anche un ragazzo di quindici anni, insomma, può trarne notevoli benefici. La ginnastica posturale permette di mantenere il corpo in salute.
Solitamente, i risultati di questo tipo di attività fisica si vedono dopo pochi mesi dall’inizio, a patto di svolgere gli allenamenti in maniera costante, secondo le indicazioni di un professionista.

10 Consigli per un’alimentazione Equilibrata

Seguire una dieta corretta e bilanciata non è importante solo in ambito estetico, ma è essenziale anche per il mantenimento di un buon stato di salute complessivo del nostro organismo. Alimentarsi correttamente infatti, non solo ci preserva da quei fastidiosi centimetri in più nel girovita, ma ci aiuta a tenere lontane diverse patologie come il diabete, l’obesità e le malattie cardiovascolari, oggi la prima causa di morte prematura nel mondo occidentale. Seguire una dieta corretta e varia è molto più facile di quanto sembri, vi basterà tenere a mente 10 semplici consigli del nutrizionista ed applicare, come in ogni altro ambito, un pizzico di buon senso. Andiamo ad elencare queste 10 pratiche regole per alimentarsi in maniera sana ed equilibrata:

1) L’importanza di frutta e verdura: L’essere umano, in origine, era un erbivoro raccoglitore, che basava la sua intera alimentazione sull’ingestione di grandi quantità di frutta e verdura. I cereali, la carne e le bevande artificiali vennero dopo, ed il nostro corpo, per così dire, non è ancora del tutto abituato a queste ‘novità’. Per assicurarsi di mantenere un’alimentazione sana e bilanciata quindi, bisognerebbe assumere almeno 5 porzioni di verdura e 3 di frutta ogni giorno, così che essere rappresentino il 50-60% delle calorie che ognuno di noi assume complessivamente.

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2)Bilanciare i macronutrienti: Per macronutriente si intende una sostanza alimentare (proteine, lipidi e grassi) di cui il corpo non può fare a meno. La cosa più importante nell’alimentazione è l’equilibrio, soprattutto tra i macronutrienti che devono essere ingeriti quotidianamente in maniera bilanciata. E’ importante assicurarsi che almeno il 50% delle calorie totali provengano da carboidrati, che almeno il 25% provengano dalle proteine e che la restante quota derivi dall’assunzione dei grassi.

3)Evitare cibi preconfezionati: E’ sempre meglio evitare cibi confezionati e quindi trattati industrialmente e poco freschi. Tali alimenti contengono pochi nutrienti come vitamine e sali minerali, mentre sono spesso ricchi di calorie, di grassi e di zuccheri. E’ sempre meglio cucinare da soli i pasti. Ne guadagnerete in salute ed in sapore.

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4)Evitare prodotti raffinati: Farine 00, zucchero bianco ed altri prodotti raffinati industrialmente non sono amici della nostra salute. Questi alimenti infatti, sono privati delle fibre e delle vitamine necessarie al nostro organismo, oltre che ad essere ricchi di calorie e zuccheri.

5)Bere molta acqua: Il 65% del nostro organismo è fatto d’acqua, ed il mantenimento di livelli ottimali di questo liquido è essenziale per un buono stato di salute. L’acqua inoltre, aiuta a digerire meglio ed aumenta la sensazione di sazietà, contribuendo a dilatare le pareti dello stomaco (che comunicano al cervello la sensazione di sazietà).

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6)Mastica bene: La masticazione è il primo processo digestivo, nonché una tappa essenziale per la nostra salute. Masticando bene i cibi infatti, ne si aumenta la digeribilità. Inoltre masticare a lungo aumenta la sensazione di sazietà, in quanto nella bocca è presenta l’amilasi, un enzima che aiuta a scindere gli amidi e che quindi fa salire i valori della glicemia più rapidamente (sistema che controlla la fame) nel nostro organismo.

7) Aiutati con i colori: Un modo per essere sicuri si seguire un’alimentazione varia? Garantire che a tavola compaiano colori diversi. Ogni colore di vegetali o frutti infatti, nasconde una proprietà benefica per il nostro copro. Si va dalle proprietà antiossidanti e drenanti dei frutti e dei vegetali viola (melanzane, mirtilli), alle proprietà rinfrescanti ed idratanti di quelli verdi (rucola, lattuga, mela). I frutti arancioni e gialli invece, sono ricchi di vitamine, essenziali per la salute del nostro organismo.

8) Evita di cuorecere troppo i cibi: Cuocendo troppo i cibi si rischia di disidratarli eccessivamente e di far perdere loro vitamine e sali minerali importanti per la nostra salute. Inoltre cotture troppo aggressive, che tendono a bruciare i cibi, potrebbero favorire lo sviluppo di molecole protoncogene (fattore di rischio nell’insorgenza di tumori).

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9) Cucina solo ciò che è necessario, evita avanzi e sprechi: Il miglior modo per evitare di eccedere? Non avere a disposizione il cibo! E’ bene quindi cucinare solo ciò che è strettamente necessario.

10) A fine pasto una bella camminata: L’attività fisica moderata, aiuta la digestione e favorisce lo smaltimento delle calorie in eccesso.

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Introduzione alla massofisioterapia

Secondo il decreto ministeriale del 7 settembre 1976, si definisce massofisioterapista il professionista in grado di effettuare tutte le terapie di fisioterapia e di massaggio in aiuto ai medici, sia venendo impiegato in enti privati e pubblici, sia come libero professionista, secondo le disposizioni di legge. Il massofisioterapista, in sostanza, mette in pratica tutte le tecniche della fisioterapia e del massaggio sulla base delle istruzioni del personale medico.
La massofisioterapia, quindi, racchiude in sé un insieme di diverse discipline, ognuna delle quali specifica, ma tutte finalizzate alla cura e alla terapia del paziente: dal linfodrenaggio alla mobilizzazione articolare passiva, dalle tecniche miotensive alla rieducazione funzionale, senza dimenticare la terapia del massaggio e la terapia fisico-strumentale.
Non rientrano nella massofisioterapia, invece, tutte le pratiche che riguardano la riabilitazione neurologica.

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Vale la pena di mettere in evidenza che tutti i trattamenti terapeutici presuppongono una diagnosi medica e una prescrizione, sia che si tratti di rieducazione posturale, sia che si tratti di riabilitazione ortopedica (ma anche nei casi di kinesi, massoterapia, eccetera). Differente è la situazione per i trattamenti riequilibranti o di benessere che non sono di carattere terapeutico, quali per esempio l’osteopatia, il massaggio semplice, la reflessologia, il craniosacrale, oppure lo stretching decompensato. Il lavoro del massofisioterapista prende avvio da un’analisi approfondita delle componenti che nel singolo individuo hanno condotto alla situazione di sofferenza, e delle modalità in cui essa si esprime, sia a livello cognitivo che sotto il profilo clinico. Il professionista, dunque, in primo luogo deve operare una valutazione e una verifica di tutti gli elementi che riguardano la menomazione – il disturbo fisico – e quindi le conseguenze che essa apporta alle attività funzionali: in altre parole, i deficit o le disabilità che dipendono da essa. Non solo: è necessario anche prendere in esame gli handicap, vale a dire le conseguenze limitanti in ambito sociale e lavorativo, stabilendo se si tratti di aspetti principalmente corporei o psicologici. La valutazione dei fattori psico-bio-sociali è, in questo senso, essenziale. In un secondo momento, al massofisioterapista spetta il compito di prendere in considerazione tutte le sensazioni che il paziente riferisce a proposito dell’estensione, della qualità, della localizzazione e dell’intensità dei disturbi, eventualmente effettuando approfondimenti mirati. Dopo aver verificato questi elementi iniziali, è possibile applicare una prima pianificazione, dal punto di vista clinico, degli interventi da adottare sotto il profilo terapeutico. Tale pianificazione, in ogni caso, non può prescindere da prove motorie, test funzionali passivi e attivi specifici, selezionati e praticati secondo una strategia di indagine precisa.

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Le modalità di comunicazione svolgono un ruolo fondamentale nell’intero trattamento: non solo per quel che concerne la manifestazione dei disagi e dei sintomi da parte del paziente, ma soprattutto per la capacità del terapista di verificare e appurare quali siano i punti significativi su cui intervenire. In pratica, il terapista è impegnato continuamente nell’effettuare dei confronti mentali tra la situazione che sta trattando, le sensazioni riferite dal paziente e le sue conoscenze scientifiche e mediche, così da far sì che l’atto terapeutico sia profondamente aderente alla diagnosi medica più corretta. Una volta terminata l’indagine preliminare, che si compone anche dei cosiddetti test di sicurezza o di esclusione che consentono di individuare eventuali condizioni di rischio per il paziente, si può iniziare il trattamento massofisioterapico vero e proprio. Esso può sfruttare qualsiasi tecnica sperimentata e validata utile alla situazione individuale del soggetto: per esempio, la mobilizzazione passiva – condotta in maniera graduale e secondo i precisi passi di aumento dell’intensità – dei movimenti fisiologici delle articolazioni, prestando attenzione ai sintomi e al coinvolgimento eventuale delle resistenze meccaniche; oppure, la rieducazione posturale; o ancora, la mobilizzazione neurale, la stabilizzazione statico-dinamica delle articolazioni (il cosiddetto kinetic control), l’integrazione senso-motoria e la riprogrammazione, qualsiasi trattamento dei tessuti molli o il riequilibrio delle funzioni muscolari e neurologiche attraverso l’esercizio attivo analitico. Non deve essere dimenticato, poi, il principio dell’autotrattamento, il cui scopo è quello di migliorare, mantenere o rafforzare i benefici ottenuti, automatizzandoli in maniera progressiva, tramite il ricorso a esercizi elaborati appositamente, personalizzati e specifici, a patto che siano stati appresi correttamente. Lo scopo della massofisioterapia è quello di diminuire e annullare del tutto il dolore e l’insieme dei sintomi che provocano sofferenza.

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Tale trattamento deve essere eseguito anche nelle condizioni più gravi, in maniera tale da anticipare l’azione di sollievo e benefica il più possibile. Naturalmente, è necessario precisare che la precocità di questo tipo di interventi rappresenta un’azione preventiva rispetto alla strutturazione rapida di danni ai tessuti (per esempio fibrosi, contratture, alterazione della conduzione nervosa, alterazione del microcircolo, cambiamento delle percezione motoria, eccetera).
Premesso che qualsiasi diagnosi può essere fatta unicamente da un medico specialista, al massofisioterapista spetta comunque il compito di essere a conoscenza, per quanto possibile, della diagnostica, così da eseguire nel migliore dei modi il proprio lavoro, sia comprendendo in pieno la diagnosi, sia tenendola sotto controllo nel corso del trattamento, monitorando costantemente la condizione del paziente. Ciò non significa, naturalmente, che il compito del medico possa essere scavalcato (si parla in questo caso di abuso della professione medica). Se è vero che il non essere responsabile della diagnosi non distoglie comunque il terapista dai suoi obblighi, è altrettanto vero che egli dovrebbe essere sempre aggiornato in materia neurologica e ortopedica.

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A proposito della massofisioterapia, concludiamo segnalando che essa si propone di ripristinare una riabilitazione funzionale, i cui risultati devono però essere integrati nella quotidianità, recuperando una vita lavorativa e sociale normale. A essa, inoltre, può essere affiancata la cosiddetta ginnastica correttiva, chiamata anche ginnastica medica, finalizzata a trattare e curare i vizi della colonna vertebrale a livello posturale (per esempio un atteggiamento scoliotico o lordotico), oltre che diversi difetti di tipo ortopedico che riguardano gli arti inferiori (per esempio il piede piatto, il ginocchio valgo, il piede cavo, eccetera).
Come qualsiasi operatore che lavora in ambito sanitario, il massofisioterapista è chiamato a rispettare la salute del paziente, svolgendo un ruolo fondamentale nell’approccio alla patologia, a metà strada tra il paziente e il medico: una posizione che richiede capacità relazionali non indifferenti, per consentire la massima soddisfazione delle esigenze dei pazienti ma anche dell’equipe medica chiamata a prenderli in cura.

Massaggi linfatici: cosa sono e quando vengono impiegati

Chiamati anche massaggi drenanti, i massaggi linfatici costituiscono una tecnica piuttosto recente – e a dir la verità non molto conosciuta – che trova applicazione sia in ambito medico che in ambito estetico. L’obiettivo di questo tipo di trattamento consiste nell’agire su canali linfatici e linfonodi allo scopo di migliorare e agevolare il passaggio della linfa, sostanza fondamentale dell’organismo umano composta oltre che da acqua (per la maggior parte) anche dai macrofagi, delle cellule che assorbono gli agenti patogeni e gli scarti, e dai linfociti, elementi fondamentali per proteggere il corpo umano. La linfa si trova nei vasi sanguigni: da qui, poi, intraprende un percorso che la porta in tutto l’organismo, per raccogliere batteri e materiali di scarto dai tessuti. Una volta che ha accumulato tutte queste sostanze di rifiuto, la linfa si introduce nei canali linfatici, dove è, per così dire, “purificata”: a questo punto, può tornare nel circolo sanguigno ripulita, e proseguire nello svolgimento del proprio compito.

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Il massaggio linfatico, dunque, si compone di una serie di pressioni mirate il cui scopo è quello di favorire e stimolare il passaggio della linfa, e di conseguenza la trasmissione delle scorie ai canali linfatici. Mediante questa azione di manipolazione, in pratica, chi pratica tali massaggi è in grado di rimuovere o impedire la formazione dei punti in cui la circolazione linfatica ristagna, agevolando la fuoriuscita delle cellule immunitarie dai linfonodi: in questo modo, esse sono in grado di incrementare la capacità di difesa del nostro corpo. Appurata, dunque, l’importanza della linfa per l’organismo umano, risulta facile da capire il motivo per cui questa tecnica di massaggio, benché nuova, stia diventando sempre più diffusa: il suo compito, infatti, è quello di favorire i processi di corretto mantenimento dei tessuti e di rinnovamento degli stessi, con vantaggi evidenti, ovviamente, anche per il resto dell’organismo.

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Il massaggio linfatico, indicato spesso anche come linfodrenaggio manuale, nasce intorno agli anni Venti per opera di Emil Vodder, e costituisce una tecnica scientificamente riconosciuta per migliorare il benessere fisico e psicologico dell’individuo. In particolare, il concetto di drenaggio riguarda lo spostamento della linfa, liquido incolore che comprende, tra l’altro, anche grassi, proteine e Sali minerali, e che circola, oltre che nei vasi sanguigni, anche negli spazi interstiziali situati tra i tessuti. Le manipolazioni tipiche di questi massaggi devono essere lente, delicate ma ripetitive: tra l’altro, esse determinano un effetto anti-stress molto piacevole, perché vanno ad attivare il sistema nervoso parasimpatico, cioè quello da cui dipende il rilassamento. Attraverso un sistema appropriato di manovre, ovviamente codificate e opportunamente studiate, il professionista che pratica il massaggio linfatico permette di agevolare il passaggio linfatico dalle zone in cui il liquido si è accumulato fino a determinati punti di sbocco.

Attraverso il linfodrenaggio eseguito manualmente, il massaggio linfatico esercita un’azione disintossicante e drenante: pertanto, a esso bisogna ricorrere nel caso in cui un soggetto presenti la necessità di eliminare i liquidi in eccesso trattenuti, oppure scorie e tossine. Non solo: utilizzato in qualità di massaggio estetico, tale trattamento contribuisce a ridurre e a prevenire la cosiddetta pelle a buccia d’arancia, inestetismo che colpisce donne e uomini di qualsiasi età, dovuto a un eccesso di ritenzione di liquidi. Il massaggio drenante, infatti, oltre ai vasi linfatici stimola anche i vasi sanguigni: pertanto, a trarre un beneficio immediato è anche la circolazione del sangue, con vantaggi specifici soprattutto per la circolazione periferica, vale a dire quella connessa con il nutrimento della pelle. Regolarizzando il sistema neurovegetativo, il trattamento caratterizzato da massaggi linfatici consente di migliorare tutte le funzioni non volontarie dell’organismo; inoltre, il linfodrenaggio ha un effetto cicatrizzante, e aiuta a rimarginare ulcere e ferite in tempi brevi, specialmente in conseguenza di interventi chirurgici o traumi. Ma i vantaggi apportati da questi massaggi non si esauriscono qui: essi, infatti, permettono di aumentare la velocità di ricostruzione dei tessuti, eliminando gonfiori inestetici e spesso sintomatici di un disturbo; ancora, andando ad attivare cellule specifiche del sistema nervoso che inibiscono il dolore, provocano una sensazione di sollievo in situazioni di sofferenza.

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Tra gli altri effetti dei massaggi linfatici vale la pena di segnalare l’innalzamento della qualità delle difese immunitarie: in altre parole, mediante questo trattamento è possibile accelerare la guarigione in caso di malattia, e diminuire il rischio di infezioni. Massaggi linfatici sono anche consigliati per tutti i soggetti che hanno disturbi di carattere ansioso, per chi fatica a prendere sonno e in generale per le persone che si trovano a fare i conti con una situazione di stress. Occorre precisare che la prescrizione medica, nel trattare patologie specifiche (per esempio esiti cicatriziali o edema conseguenti a un intervento chirurgico) deve essere personalizzata e specifica: nei casi più gravi, la frequenza deve essere quotidiana. Nei soggetti non patologici, invece, i cicli consigliati propongono sedute due o tre volte alla settimana, e poi, a seconda della natura del problema, sedute mensili (da due a quattro) come terapia di mantenimento.

L’ideatore della tecnica del massaggio linfatico, Emil Vodder, fu in grado di localizzare le sedi più importanti della circolazione della linfa nel collo, e si rese conto che, mediante il trattamento da lui inventato, i pazienti che soffrivano di affezioni croniche, con particolare riferimento alle vie respiratorie superiori, riuscivano a guarire gradualmente. A proposito di uno suo paziente della clinica di Cannes, per esempio, Vodder riuscì a guarire problemi ai muscoli della nuca e un ristagno cronico posizionato nelle mucose del naso: non a caso, proprio nelle cavità del naso si trovano numerosi vasi linfatici, che Vodder riuscì a liberare sgonfiando le ghiandole linfatiche.
L’intuizione di Vodder, dunque, è valida ancora oggi. In conclusione, segnaliamo che la pratica dei massaggi linfatici (o drenanti che dir si voglia) si sta diffondendo sempre di più nel nostro Paese: rimane importante, tuttavia, affidarsi unicamente a professionisti altamente qualificati, che, in collaborazione con un medico (cui spetta la diagnosi del problema e l’indicazione del trattamento da seguire) siano in grado di risolvere con professionalità tutte le patologie. La scelta di professionisti qualificati, naturalmente, vale anche nel caso in cui si ricorra ai massaggi linfatici non in presenza di una patologia reale, ma solo per curare qualche inestetismo di troppo sulla pelle, o semplicemente come modo per ritrovare serenità e pace interiore rilassandosi.