Massaggi linfatici: cosa sono e quando vengono impiegati

Chiamati anche massaggi drenanti, i massaggi linfatici costituiscono una tecnica piuttosto recente – e a dir la verità non molto conosciuta – che trova applicazione sia in ambito medico che in ambito estetico. L’obiettivo di questo tipo di trattamento consiste nell’agire su canali linfatici e linfonodi allo scopo di migliorare e agevolare il passaggio della linfa, sostanza fondamentale dell’organismo umano composta oltre che da acqua (per la maggior parte) anche dai macrofagi, delle cellule che assorbono gli agenti patogeni e gli scarti, e dai linfociti, elementi fondamentali per proteggere il corpo umano. La linfa si trova nei vasi sanguigni: da qui, poi, intraprende un percorso che la porta in tutto l’organismo, per raccogliere batteri e materiali di scarto dai tessuti. Una volta che ha accumulato tutte queste sostanze di rifiuto, la linfa si introduce nei canali linfatici, dove è, per così dire, “purificata”: a questo punto, può tornare nel circolo sanguigno ripulita, e proseguire nello svolgimento del proprio compito.

linfatico

Il massaggio linfatico, dunque, si compone di una serie di pressioni mirate il cui scopo è quello di favorire e stimolare il passaggio della linfa, e di conseguenza la trasmissione delle scorie ai canali linfatici. Mediante questa azione di manipolazione, in pratica, chi pratica tali massaggi è in grado di rimuovere o impedire la formazione dei punti in cui la circolazione linfatica ristagna, agevolando la fuoriuscita delle cellule immunitarie dai linfonodi: in questo modo, esse sono in grado di incrementare la capacità di difesa del nostro corpo. Appurata, dunque, l’importanza della linfa per l’organismo umano, risulta facile da capire il motivo per cui questa tecnica di massaggio, benché nuova, stia diventando sempre più diffusa: il suo compito, infatti, è quello di favorire i processi di corretto mantenimento dei tessuti e di rinnovamento degli stessi, con vantaggi evidenti, ovviamente, anche per il resto dell’organismo.

vodder1

Il massaggio linfatico, indicato spesso anche come linfodrenaggio manuale, nasce intorno agli anni Venti per opera di Emil Vodder, e costituisce una tecnica scientificamente riconosciuta per migliorare il benessere fisico e psicologico dell’individuo. In particolare, il concetto di drenaggio riguarda lo spostamento della linfa, liquido incolore che comprende, tra l’altro, anche grassi, proteine e Sali minerali, e che circola, oltre che nei vasi sanguigni, anche negli spazi interstiziali situati tra i tessuti. Le manipolazioni tipiche di questi massaggi devono essere lente, delicate ma ripetitive: tra l’altro, esse determinano un effetto anti-stress molto piacevole, perché vanno ad attivare il sistema nervoso parasimpatico, cioè quello da cui dipende il rilassamento. Attraverso un sistema appropriato di manovre, ovviamente codificate e opportunamente studiate, il professionista che pratica il massaggio linfatico permette di agevolare il passaggio linfatico dalle zone in cui il liquido si è accumulato fino a determinati punti di sbocco.

Attraverso il linfodrenaggio eseguito manualmente, il massaggio linfatico esercita un’azione disintossicante e drenante: pertanto, a esso bisogna ricorrere nel caso in cui un soggetto presenti la necessità di eliminare i liquidi in eccesso trattenuti, oppure scorie e tossine. Non solo: utilizzato in qualità di massaggio estetico, tale trattamento contribuisce a ridurre e a prevenire la cosiddetta pelle a buccia d’arancia, inestetismo che colpisce donne e uomini di qualsiasi età, dovuto a un eccesso di ritenzione di liquidi. Il massaggio drenante, infatti, oltre ai vasi linfatici stimola anche i vasi sanguigni: pertanto, a trarre un beneficio immediato è anche la circolazione del sangue, con vantaggi specifici soprattutto per la circolazione periferica, vale a dire quella connessa con il nutrimento della pelle. Regolarizzando il sistema neurovegetativo, il trattamento caratterizzato da massaggi linfatici consente di migliorare tutte le funzioni non volontarie dell’organismo; inoltre, il linfodrenaggio ha un effetto cicatrizzante, e aiuta a rimarginare ulcere e ferite in tempi brevi, specialmente in conseguenza di interventi chirurgici o traumi. Ma i vantaggi apportati da questi massaggi non si esauriscono qui: essi, infatti, permettono di aumentare la velocità di ricostruzione dei tessuti, eliminando gonfiori inestetici e spesso sintomatici di un disturbo; ancora, andando ad attivare cellule specifiche del sistema nervoso che inibiscono il dolore, provocano una sensazione di sollievo in situazioni di sofferenza.

special knee therapy

Tra gli altri effetti dei massaggi linfatici vale la pena di segnalare l’innalzamento della qualità delle difese immunitarie: in altre parole, mediante questo trattamento è possibile accelerare la guarigione in caso di malattia, e diminuire il rischio di infezioni. Massaggi linfatici sono anche consigliati per tutti i soggetti che hanno disturbi di carattere ansioso, per chi fatica a prendere sonno e in generale per le persone che si trovano a fare i conti con una situazione di stress. Occorre precisare che la prescrizione medica, nel trattare patologie specifiche (per esempio esiti cicatriziali o edema conseguenti a un intervento chirurgico) deve essere personalizzata e specifica: nei casi più gravi, la frequenza deve essere quotidiana. Nei soggetti non patologici, invece, i cicli consigliati propongono sedute due o tre volte alla settimana, e poi, a seconda della natura del problema, sedute mensili (da due a quattro) come terapia di mantenimento.

L’ideatore della tecnica del massaggio linfatico, Emil Vodder, fu in grado di localizzare le sedi più importanti della circolazione della linfa nel collo, e si rese conto che, mediante il trattamento da lui inventato, i pazienti che soffrivano di affezioni croniche, con particolare riferimento alle vie respiratorie superiori, riuscivano a guarire gradualmente. A proposito di uno suo paziente della clinica di Cannes, per esempio, Vodder riuscì a guarire problemi ai muscoli della nuca e un ristagno cronico posizionato nelle mucose del naso: non a caso, proprio nelle cavità del naso si trovano numerosi vasi linfatici, che Vodder riuscì a liberare sgonfiando le ghiandole linfatiche.
L’intuizione di Vodder, dunque, è valida ancora oggi. In conclusione, segnaliamo che la pratica dei massaggi linfatici (o drenanti che dir si voglia) si sta diffondendo sempre di più nel nostro Paese: rimane importante, tuttavia, affidarsi unicamente a professionisti altamente qualificati, che, in collaborazione con un medico (cui spetta la diagnosi del problema e l’indicazione del trattamento da seguire) siano in grado di risolvere con professionalità tutte le patologie. La scelta di professionisti qualificati, naturalmente, vale anche nel caso in cui si ricorra ai massaggi linfatici non in presenza di una patologia reale, ma solo per curare qualche inestetismo di troppo sulla pelle, o semplicemente come modo per ritrovare serenità e pace interiore rilassandosi.

 

Trattamenti: La caviglia

Con questo termine, che non è puramente scientifico, si indica la parte inferiore delle gambe, corrispondenti ai malleoli interno ed esterno del collo del piede. Il malleolo interno o mediale è formato da una tuberosità della tibia, mentre il malleolo esterno o laterale, localizzato più in basso del primo, è composto da una prominenza del perone.
La tibia è un osso lungo, che si articola in alto con il femore e inferiormente con l’osso del piede definito astragalo.
Il perone è un osso lungo, molto più sottile della tibia. Ha una forma prismatico-triangolare e sulla sua parte interna si trova una prominenza cosi detta cresta interossea. La parte inferiore costituisce il malleolo esterno o laterale.

legamenticaviglia

La caviglia è soggetta a numerose patologie tra le quali:

- fratture del malleolo tibiale interno
– fratture del malleolo peronale esterno
– fratture bi-malleolare o tri-malleolare
– distorsioni
– lussazioni
– artrosi
– cedimento della volta plantare

Le fratture del malleolo della tibia e del perone vengono curate con una terapia basata su un bendaggio gessato, mediante una riduzione chiusa o cruenta ed una ingessatura. La guarigione avviene tra 9 e 16 settimane a seconda della gravità della frattura dopo un periodo di immobilizzazione di almeno 6-8 settimane.

Tutte le patologie a carico delle caviglie possono essere trattate e curate con l’intervento di un osteopata o di un fisioterapista.

dol_cav

L’osteopatia non si occupa della malattia dal punto di vista patologico ma tratta lo squilibrio delle funzioni della zona che esamina. L’osteopata attraverso un lavoro manuale riattiva sia il sistema venoso che arterioso, dando origine all’attivazione delle forze autoguaritrici dell’organismo eliminando le tossine e ogni tipo di ostacolo che causa dolore. La funzione dell’osteopata è quella di valutare ogni variazione a livello dei tessuti e soprattutto le infiammazione che vengono segnalate dalla temperatura corporea e gli eventuali ematomi presenti sulla parte dolorante. Il medico osteopata non tocca la parte sofferente ma va alla ricerca del punto di partenza del dolore. Effettua delle tecniche manuali delicate senza somministrare farmaci.
Prima di sottoporsi a seduti di osteopatia si dovranno eseguire alcuni esami diagnostici finalizzati non solo a valutare la situazione delle ossa delle caviglie ma anche a scoprire eventuali controindicazione a sottoporsi alle manipolazione del medico. Gli esami fondamentali saranno:

- esami radiologici
– ecografia
– tac
– risonanza magnetica

L’osteopata interverrà su alcune delle patologie della caviglia come:
1) artrosi
Con questo termine si definisce una sofferenza cronica degenerativa, caratterizzata da alterazioni distruttive della cartilagine che riveste le articolazioni, associata a modificazioni dell’osso. L’artrosi può essere considerata una vera e propria usura delle ossa che può essere naturale, cioè legata al passare degli anni o precoce, conseguente a malattie generali o locali che interessano l’articolazione della caviglia. L’artrosi si manifesta con un dolore che nella maggior parte dei casi è più intenso al mattino e alla sera. Con il movimento il dolore di solito diminuisce. L’artrosi non viene eliminata con la pratica dell’osteopata ma solo con un intervento chirurgico spesso con l’introduzione di protesi. Tuttavia mediante l’intervento osteopatico si riesce ad avere ottimi risultati quali:

- diminuzione notevole del dolore a carico della caviglia
– buona ripresa delle funzioni articolari
– riduzione se non eliminazione della assunzione di medicinali antifiammatori e anti dolorifici

2) il cedimento dalla zona plantare è una affezione che interessa molte persone, è responsabile di tutta una serie di disturbi a carico delle estremità degli arti inferiori che compromettono i movimenti. Tali disturbi sono la conseguenza di uno squilibrio del piede che si è instaurato con il passare degli anni sia per motivi generali sia per l’uso di calzature prive dei più elementari requisiti anatomo-funzionali ed igienici. La degenerazione riguarda in particolare il tendine muscolare della tibia posteriore che comporta un vero e proprio cedimento degli elementi muscolari a cui è affidata la tenuta tonica ed elastica della volta anteriore del piede. La volta anteriore si appiattisce o addirittura si inverte. L’appoggio plantare non avviene più sul primo e quinto metatarso, ma sul secondo e sul terzo a livello del quali si formeranno durezze e callosità molto dolorose oltre a delle borse sierose che possono infiammarsi.
Il cedimento darà quindi origine ad un allargamento a ventaglio dei metatarsi che condizionerà una deviazione delle dita. A questo livello si formano borsiti che potranno infettarsi e farsi molto fastidiosi. Il cedimento è determinato indubbiamente da una predisposizione costituzionale basata sulla eccessiva debolezza dei legamenti. Inoltre può essere aggravato anche da alterazione generali come l’obesità, la menopausa, lavori pesanti a carico della caviglia, uso di calzature non idonee con tacco alto e punta troppo stretta eccetera. Lo squilibrio della caviglia e di conseguenza di tutto il piede porta a fenomeni degenerativi artrosici.
L’osteopata ricorrerà oltre a manipolazioni dolci sulla parte dolorante anche a far utilizzare al malato un plantare finalizzato a sostenere la parte longitudinale interno per permettere al piede di assumere in modo completamente passivo la sua corretta posizione. Infatti la caviglia in questo modo non sarà più soggetta alle tensioni sui tendini e sugli arti mediali e di conseguenza permetterà di bloccare l’aggravamento dell’artrosi, le degenerazione sia dei legamenti che dei muscoli.

3) gonfiori alle caviglie

E’ uno dei problemi che maggiormente colpisce le caviglie. E’ causato da cattive posizione, da stanchezza o da problemi di circolazione. L’osteopata mediante un lavoro manuale sulle caviglie andrà a scoprire l’indice di infiammazione mediante l’individuazione della temperatura del corpo, attivando così la circolazione che comporterà la riduzione del gonfiore. Questo tipo di intervento verrà eseguito dopo aver fatto stendere il paziente su un lettino con le gambe leggermente sollevate rispetto al tronco

4) Distorsioni e contusioni

La distorsione alla caviglia è molto comune e rappresenta un trauma a carico del muscolo scheletrico. Il medico osteopata tratterà la parte dolente con molta delicatezza per ottenere un recupero funzionale totale. Di solito la distorsione della caviglia richiede un trattamento della durata massima di 6-7 settimane. Una volta che il medico ha risolto la distorsione consiglierà al paziente di utilizzare un bendaggio, soprattutto durante esercizi fisici o in caso di attività lavorativa pesante, al fine di evitare ed in particolare prevenire una ricaduta o una recidiva che comporterebbe un recupero molto più lungo e difficile che potrebbe determinare, nel caso di episodi ripetuti e continui, una lunga immobilità.
Le contusioni alla caviglia sono molto dolorose in quanto molto spesso comportano la rottura di vasi sottocutanei dando origine ad un ematoma. Il medico osteopata, dopo aver raffreddato la parte con del ghiaccio, si occuperà della manipolazione della zona al fine di decongestionare la parte dolente

5) Fratture guarite
Le fratture del piede sono sempre molto gravi e di difficile ricomposizione tanto che spesso lasciano un danno del movimento. Queste fratture si verificano quasi sempre per una causa indiretta con uno strappo ad opera dei robusti legamenti che lo collegano al calcagno o con un schiacciamento che può avvenire per una caduta dall’alto.
Dopo aver subito una o più fratture alla caviglia è possibile ritrovare la corretta funzionalità con la manipolazione manuale delicata dell’osteopata al fine di evitare la rigidità articolare e ripristinare i movimenti articolari della caviglia

La fisioterapia rappresenta una tecnica di riabilitazione che con l’ausilio di mezzi naturali è in grado di ridare un totale o parziale recupero funzionale a persona che hanno subito un trauma o hanno difficoltà motorie causate da malattie.
Per sottoporsi a cure di fisioterapia sarà necessario effettuare prima una visita da un medico fisiatra e alcuni esami medici come tac, radiografia, risonanza magnetica, elettromografia e quant’altro. Il medico dopo aver valutato la situazione clinica del paziente stabilità quali terapie adottare. Il fisioterapista seguirà il paziente passo a passo, stabilendo un piano terapeutico, per aiutarlo a raggiungere un recupero funzionale utilizzando delle tecniche, degli esercizi fisici e degli apposi apparecchi.
Potrà intervenire e risolvere in modo totalitario o parziale alcune patologia a carico della caviglia quali ad esempio:

1) distorsione viene causata da un trauma che può dare origine alla rottura di vasi sanguigni e di legamenti dando origine ad un dolore alquanto forte, a gonfiori, a difficoltà di deambulazione e anche rigidità al piede. Si cura con il riposo mettendo il piede leggermente sollevato e con la chioterapia o meglio applicazioni di ghiaccio sulla parte gonfia e dolente. Una volta ridotto il gonfiore, il fisioterapista si occuperà, mediante esercizi fisici riabilitativi e lievi manipolazioni, di ridare la funzionalità all’arto, rinforzando la muscolatura ed eliminando il dolore.

2) tendinite della caviglia rappresenta un’infiammazione che di solito è dovuta ad un uso esagerato del tendine in particolare durante esercizi fisici, ma può anche essere causata dall’uso di scarpe inadatte. Crea una tumefazione spesso accompagnata da un rigonfiamento. Viene diagnostica mediante un esame ecografico. Viene trattata con manipolazione manuali, con strumenti quali onde d’urto , laser terapia usando un raggio elettromagnetico sulla parte infiammata e alcune volte viene consigliato un plantare ortopedico.

3) metatarsalgia identifica i dolori che colpiscono i metatarsi o meglio le cinque ossa che formano l’avampiede. Di solito è legata ad alcune malformazioni del piede come l’alluce valgo o le dita a martello. Si manifesta con dolore intenso e viene diagnosticata mediante ecografia, radiografia e baropodometria ovvero un esame che permette di calcolare, con l’ausilio di un computer, la distribuzione ,su i due piedi ,del peso del corpo per determinare un eventuale squilibrio. Si cura con manipolazioni manuali, laserterapia, ultrasuoni e nei casi difficili con la chirurgia

4) alluce valgo è una deformità causata dall’uso di scarpe strette in punta e troppo alte e dall’ereditarietà. Procura dolore e instabilità nel camminare. Al primo manifestarsi può essere curato con manipolazioni , laserterapia o con una terapia che utilizza un campo magnetico a frequenza elevata, mentre negli stati avanzati necessità di intervento chirurgico

5) borsite è una infiammazione che colpisce le borse del tallone, può essere causata da traumi, da scarpe inadatte e da batteri. Si cura con la magnetoterapia e con terapie manuali

6) tallonite è una infiammazione che riguarda il tallone dovuta ad alterazioni delle ossa, a reumatismi, ai tipi di scarpe, a sforzi sportivi. Procura dolore e si cura con la magnetoterapia e con un plantare

7) spina calcaneare è una neoformazione di origine benigna nell’osso del tallone è causata dalla gotta, da malformazioni ossee, dall’artrite reumatoide eccetera. Si cura con esercizi di stretching, ultrasuoni, onde d’urto e terapia magnetica.

 

Trattamenti: la spalla

Nel nostro corpo, la spalla è formata da un insieme di articolazioni che permettono una grande mobilità. E’ costituita da tre articolazioni, da due pseudo-articolazioni ed è dotata di una miriade di muscoli e legamenti; ci si riferisce dunque ad un gruppo di muscoli, ossa e articolazioni che permettono al braccio diversi movimenti. Le ossa di cui è composta sono la scapola, l’omero e la clavicola.
Si tratta quindi di un arto particolarmente complesso, sia dal punto di vista osteo-articolare, sia da quello muscolare. Tra le articolazioni periferiche bisognose di cure, la spalla è quella che con maggior frequenza presenta la necessità di essere sottoposta a fisioterapia o a trattamenti di osteopatia.

spalla

Quando occorre l’intervento del fisioterapista ?

Quando si avvertono dolori alla spalla, ad esempio a causa di un incidente o dopo un intervento chirurgico, dopo le dovute indagini mediche, è spesso necessario eseguire una serie esercizi specifici: la mobilità e la forza rappresentano due requisiti fondamentali per poterne recuperare la funzionalità. Solamente  con una buona mobilità è possibile arrivare uno sviluppo ottimale della forza; allo stesso tempo, il movimento completo porta minor dolore. Deve essere il fisioterapista a seguire e guidare il paziente nello svolgere gli esercizi adatti, secondo la patologia e la tempistica.
Tutti gli esercizi mirati al recupero della forza, vanno eseguiti in assenza di dolore; quando questo si manifesta, il fisioterapista provvede a modificare il tipo di movimento, spesso riducendo il numero di  ripetizioni di uno o più esercizi.

Essendo la spalla l’arto superiore più mobile del corpo per elevato numero di muscoli e tendini interessati, è abbastanza esposta a infortuni .
Il più comune, ed anche quello che può essere trattato in fisioterapia con una cura conservativo mirata ad evitare l’intervento chirurgico, è la lesione della cuffia dei rotatori, che avviene a causa della lacerazione e dell’ usura dei tendini omerali, i quali permettono all’omero e alla scapola, i loro normali movimenti rotatori.

A questa frequente patologia, si associa la tendinite del bicipite omerale che riguarda anche essa la stabilità ed i movimenti descritti sopra.

Solitamente questo disturbo è dovuto a microtraumi frequentemente ripetuti che portano i tessuti dei tendini ad un abuso continuo, non permettendo un normale processo di guarigione naturale. Viene quindi avviato un processo di degenerativo ed infiammatorio a carico dei tendini che ricoprono la testa dell’omero, anche a causa al loro intrappolamento nella zona ‘spazio sub-acromiale’, che consiste in un piccolo tunnel all’interno del quale passano i tendini rotatori della spalla. ll paziente che soffre dia tendinite della spalla, avverte dolore in tutti i movimenti al di sopra della testa (elevazioni, estensioni, rotazioni, ecc.), non gli è possibile reggere pesi e si sveglia nel corso della notte a causa di fastidiose sensazioni dolorose simili a bruciori. Per risolvere questo tipo di disturbo, vengono somministrati farmaci anti-infiammatori, applicazioni di ghiaccio e riposo e viene frequentemente consigliato di sottoporsi a terapia fisica antalgica, eventualmente a cure con tecniche infiltrative.

Un’altra patologia frequente che colpisce la spalla è la borsite.
Si tratta di una patologia definita anche come borsite subacromiale o anche subdeltoidea, ed è, come la tendinite, uno dei più comuni disturbi che scatenano dolore a questo arto.

La borsite alla spalla, riguarda in particolar modo atleti che eseguono ripetutamente movimenti di sopraelevazione delle braccia, come ad esempio quelli che praticano sollevamento di pesi e i tennisti.

Ma vediamo cosa accade quando si verifica la presenza di borsite.:
la borsa subacromiale è un piccolo sacco, contenente del liquido, che si trova dentro ad un’articolazione. Il suo principale compito è quello di ridurre gli attriti nel corso dei movimenti e questo accade per evitare il verificarsi di lesioni ad un muscolo o un tendine, negli sfregamenti contro l’osso. In seguito a movimenti eseguiti in maniera ripetuta oppure dopo un forte trauma questa borsa può essere soggetta a infiammazioni richiedendo acqua al suo interno. Quando la borsite alla spalla viene provocata da un impatto violento o si accompagna ad una lesione tendinea, la borsa subacromiale può anche riempirsi di sangue.

Il continuo ripetersi di piccole lesioni traumatiche può poi provocare un ingrossamento cronico delle dimensioni della borsa, con un dolore che rischia di diventare cronico senza ottenere esito positivo tramite le terapie fisiche e con la riabilitazione.

Le patologie a carico della spalla, possono inoltre essere trattate con l’osteopatia

Per ‘osteopatia’ ci si riferisce a quelle a pratiche manuali mirate riequilibrare la struttura dell’organismo. Esse, agendo in modo particolare sulle ossa, sui legamenti sulla struttura muscolare, tendono a ridare la giusta armonia alle varie parti del corpo: vengono ad esempio eseguite manovre come lo sblocco delle vertebre e lo stiramento dei vari gruppi muscolari, agendo in favore del sistema vegetativo e arrivando ad agire sulle diverse funzioni dell’organismo. Molte volte l’osteopatia punta al riequilibrare la postura del paziente con soddisfacenti vantaggi in campo non solo nel campo del benessere psicofisico, ma essa migliora spesso anche i risultati della persona in eventuali attività agonistiche. Gli osteopati si prendono cura del paziente esaminandolo con una prospettiva olistica, quindi provvedono a trattare la persona a livello globale e non solamente nelle zone in cui si presentono le sintomatiche, ( come invece viene fatto dai fisioterapisti)
Essi sostengono infatti che la causa molte volte è posta in un’altra zona del corpo. In conseguenza a questo, molti pazienti possono presentare medesimi sintomi, con cause che possono essere molto differenti , per cui si può affermare che non esistono due trattamenti osteopatici uguali.

Le tecniche curative che gli osteopati utilizzano, possono essere manipolative a livello vertebrale ma anche tecniche praticate su tessuti molli, tecniche articolatorie e diverse altre tipi di tecniche, tutte adottate per procurare mobilità ad un’area.
Con l’osteopatia, è inoltre possibile intervenire direttamente nella zona che presenta una sintomatologia ma anche distante da essa, mediante l’approccio olistico.
Per quanto riguarda le manipolazioni, va precisato che esse non risultano essere dolorose, ma in alcuni casi è possibile avvertire un certo disagio, anche quando si tratta di tecniche praticate sui tessuti dolci e quelli molli. L’utilizzo di alcune di queste tecniche può anche essere avvertito come inusuale, ma in ogni caso non dovrebbe essere mai avvertito alcun dolore; l’osteopata dovrebbe quindi prestare grande attenzione ai vari sintomi manifestati dal paziente e non dovrebbe mai procedere con una determinata tecnica se quest’ultima porta la persona ad avvertire dei sintomi di disagio.
Ma è necessario sapere che recarsi da un osteopata non significa sempre dover essere sottoposti a tecniche di manipolazione: infatti , diversi i trattamenti di successo non necessitano di alcuna o manipolazione.

Le cure osteopatiche, solitamente non presentano nessun tipo di effetto collaterale, ma è anche possibile che in seguito al trattamento, possa essere avvertita un po’ di stanchezza o un vago senso di dell’indolenzimento. Questi effetti, nel caso si dovessero verificare, tendono generalmente ad andarsene entro un paio di giorni .

Quali patologie della spalla vengono curate dall’osteopata?

Tra le patologie della spalla frequentemente trattate dell’osteopata, troviamo la Periartrite Scapolo Omerale, una malattia infiammatoria dei tessuti fibrosi che si trovano attorno
all’articolazione: borse sierose, tendini e tessuto connettivo. Essi risultano alterati, rischiando di frammentarsi e calcificare; le borse sierose si infiammano e si presentano edematose.

Il disturbo si presenta con un dolore durante il movimento della spalla e quando il braccio rimane fermo nella medesima posizione anche per poco tempo. Dopo tre o quattro settimane, il dolore si fa più intenso e tende a scendere verso il gomito, peggiorando di notte ed aumentando se il paziente prova a sdraiarsi sulla parte dolente.

Da alcuni medici vengono consigliate delle mobilizzazioni mediante narcosi ma anche se alcune di esse portano dei risultati, altre vanno a creare sgradevoli conseguenze all’apparato osteo-muscolare. E’ bene in ogni caso non eseguire questa tipologia di trattamento sotto anestesia, in quanto si possono creare con facilità delle lacerazioni nella zona bassa della capsula articolare; questo è stato rilevato da radiografie eseguite prima e dopo. Le mobilizzazioni e le manipolazioni osteopatiche, rispettano pienamente la fisiologia articolare senza causare danni e creare conseguenze, e in particolare, senza dover essere sottoposti a narcosi. Con il sapiente lavoro manuale dell’osteopata, l’articolazione viene aiutata a riprendere il suo naturale movimento in tempi abbastanza brevi e verrà eliminata la sensazione di dolore. Alcuni esercizi da eseguire a casa, contribuiranno a migliorare il tutto.

L’osteopata interviene frequentemente anche nel trattamento di un’altra comune patologia: la Capsulite Adesiva, conosciuta anche come ‘spalla congelata’.

E una situazione in cui la spalla si presenta irrigidita e dolorante; un’ulteriore caratteristica di tale patologia è che la limitazione dell’arto avviene su ogni piano del movimento e in particolare, in rotazione verso l’ esterno. Le cause di questo disturbo non sono ancora state del tutto chiarite; molte volte la patologia nasce senza alcuna apparente motivazione e purtroppo i sintomi dolorosi della spalla congelata, vengono spesso confusi con patologie diverse, come ad esempio l’artrite, la rottura della cuffia dei rotatori, o la tendinite. .
La Capsulite Adesiva, va a colpire la capsula che si trova attorno alla spalla, aumentando lo spessore dei i tessuti che la compongono e cicatrizzandoli, creando di perdita mobilità attiva e passiva all’arto. L’osteopata, con una serie di delicate e sapienti manipolazioni, potrà apportare un considerevole beneficio, applicando le tecniche più adatte al caso.

ll numero di trattamenti per curare queste ed altre patologie, dipendono dai disturbi che il paziente presenta e può variare anche secondo le tecniche che vengono impiegate dall’osteopata per trattare la specifica persona. Solitamente, quando devono essere trattati problemi che si sono manifestati di recente, si possono risolvere abbastanza velocemente con un paio di trattamenti. Ovviamente quando si tratta di intervenire su situazioni croniche, difficilmente si possono ottenere risposte positive alla cura in poco tempo. Sarà compito dell”osteopata discutere la specifica situazione della persona nel corso del primo appuntamento. Il suo obiettivo è sicuramente quello di rimettere in salute ogni suo paziente nel minore tempo possibile ma è necessario tener conto del fatto che i tempi di recupero possono variare in base a differenti e particolari fattori, come ad esempio lo stato generale della salute, l’età, le attività svolte e la sensibilità del paziente nei confronti di un determinato trattamento.

Terapie Strumentali in Fisioterapia

Nell’ambito della Fisioterapia numerose le tecniche di terapia si avvalgono di strumentazioni particolari che aiutano a ridurre problematiche di tipo osteoarticolari, muscolari e tendinee. La maggior parte di queste cure sono a scopo analgesico, per attenuare dolori che non permetterebbero lo svolgimento di attività quotidiane.

Con strumentale si va ad indicare una branca delle tipologie riabilitative che sfruttano elementi fisici come correnti a bassa e media frequenza, effetti termici o ultrasuoni e infine campi elettromagnetici. Queste energie generano reazioni biologiche che spesso hanno azione antidolorifica, stimolante o desensibilizzante di una parte del corpo; quindi può far ben parte di un programma riabilitativo o di rieducazione posturale, affiancato a massaggi ed esercizi di rinforzo muscolare.

fisioterapia-strumentale

Di seguito elencheremo una serie di strumentazioni e terapie per i vari tipi di patologie:

Terapia Tecar: viene impiegata di solito per alcuni tipi di patologie reumatiche, ma in molti casi anche traumatica. In ambito ortopedico infatti ha il grande vantaggio di ridurre gli edema, migliorando la mobilità articolare. Serve per riprodurre i naturali processi di riparazione dell’organismo, questo agevolerà sicuramente i tempi di recupero che in molti ambiti, come quello sportivo, dovrà essere molto ridotto. I tessuti vengono generati dall’interno, con un processo endogeno, richiamando nell’aria interessata delle cariche elettriche che nel nostro corpo sono sotto forma di ioni, tutto questo meccanismo aumenta la temperatura interna e di conseguenza i processi riparativi dell’organismo.

Tens viene nella maggior parte dei casi utilizzata in fisioterapia per le sue proprietà analgesiche soprattutto come Terapia del Dolore. La sua efficacie sta soprattutto nella trattazione di sintomatiche neuronale, osteo-articolare sia dei tendini che dei legamenti. L’acronimo TENS è Trascutaneous Electric Nervous Stimulation ovvero stimolazione nervosa, attraverso degli impulsi elettrici. Vengono eccitate le fibre nervose che si trovano sotto lo strato superficiale della pelle, il tutto viene fatto grazie a delle piastre conduttive che vengono applicate sul corpo o sulla zona da trattare. Il dolore viene bloccato al livello della porta d’ingresso, ovvero verso il midollo spinale.

La laser terapia , come suggerisce lo stesso nome, viene praticata da due fonti di luce laser come sorgente che generano energia elettromagnetica. In particolare esiste il laser ad alta potenza che ha una grossa efficacia su tendini, borse e in generale tutti i tessuti molli. Il laser produce sia una vasodilatazione con una modifica della pressione idrostatica dei capillari e sia un aumento del drenaggio a livello linfatico.

Magnetoterapia aiuta a mantenere il benessere fisico con l’impiego di campi elettromagnetici. Nella fisioterapia viene impiegata perché ha la capacità di rigenerare i tessuti che sono stati sottoposti a traumi o particolari interventi, attraverso un miglioramento della circolazione e stimolando la produzione di endorfina riducendo così il dolore. Questo tipo di terapia inoltre stimola la formazione di calcio che irrobustisce le ossa, evitando così fratture o malattie degenerative. Viene applicata in particolari patologie come il morbo di Sudek, osteoporosi, artropatie infiammatorie e degenerative e infine in gravidanza e per le portatrici di pace-maker.

Gli Ultrasuoni  si ottengono grazie alla proprietà di cristalli minerali che sottoposti a campo elettrico,  emettono delle vibrazioni non percepibili all’orecchio umano, grazie a questo tipo di suono viene generato calore, effettuando un’azione termica. Questo tipo di apparecchiatura può essere utilizzato anche in acqua,  l’effetto è di tipo antalgico, con il conseguente rilassamento dei muscoli, azione fibrotica e effetto trofico.
E’ indicata soprattutto in patologie tipo il morbo di Dupuytren, epicondiliti, sciatalgie, periartriti e non viene mai indicata in casi di neoplasie o nei pressi dell’area cardiaca e di organi sessuali.

Le Onde d’Urto  in campo fisioterapico si sono sviluppate nell’ultimo decennio come terapia del dolore e del sistema muscolo scheletrico in Traumatologie e Reumatologia. In generale viene applicata in difetti del sistema osseo, come fratture calcificate male o calli ossei. Sono delle onde acustiche che penetrano con precisione, fino in profondità, nella zona di massimo dolore. Oltre a stimolare il tessuto Osseo produce radicali liberi favorendone la produzione. Le onde d’urto stimolano il paziente con un potente massaggio, liberandone le articolazioni. Non è ritenuta invasiva con un numero limitato di applicazioni senza effetti collaterali particolarmente gravi.

Buone Feste!

Buon Natale e Felice Anno Nuovo da Osteopatafisioterapista!

Torneremo a Gennaio con nuovi articoli.

 

Merry-Christmas-and-Happy-New-Year

Trattamento Manipolativo Osteopatico per Curare il Mal di Testa

Dal quinto secolo, sono arrivati a noi, documenti che ci mostrano come veniva trattata la cefalea, con aggregati tutti gli studi su questa patologia e le varie spiegazioni con cui si giustificava tale sindrome. Alcuni lo riconducevano al freddo severo o a un esposizione eccessiva al sole, o addirittura alla fatica del lavoro. Nell’undicesimo secolo, si pensava che fosse dovuta a cibi freddi nel pasto. Era, inoltre, opinione comune che una irritazione riflessa dei nervi gastrici comportasse un attacco di emicrania. Intorno al 1873 si diceva che la cefalea fosse correlata all’asma ed ad uno stato convulsivo. Nel 1932 Rilay asseriva che l’attacco avveniva quando vapori tossici entravano nel circolo sanguigno cerebrale. Alcuni erano, invece dell’opinione che la cefalea fosse causata da una tensione dei muscoli oculari.
Un piccolo  gruppo di ricercatori concluse qualche anno più tardi che la causa era da ricercare nella adesione delle membrane cerebrali e ad una eccessiva produzione di liquido cerebro-spinale.

Si suppone che gran parte della popolazione abbia sofferto per brevi o lunghi periodi di cefalea che comunque non è da considerarsi una malattia mortale ma bensì un sintomo, tuttavia, i suoi attacchi sono così intensi che, a causa della grande pressione, i nervi nel cranio pulsano in maniera intermittente ed il paziente trova difficile svolgere le azioni quotidiane più semplici.  La cefalea può essere classificata in diversi gradi di importanza quella più comune è il cosiddetto tipo primitivo, di cui non si conosce la causa: altri di rilevanza media sono la cefalea tensiva e l’emicrania, per passare a casi più cronici come la cefalea cervicogenica.

Spesso l’ utilizzo di FANS (farmaci anti-infiammatori) risultano un  rimedio più semplice ma nella maggior parte dei casi diventa un abuso che non porta a risolvere il problema e  ci si ritrova a tamponare  il primo  e crearne altri molto più seri a causa degli effetti collaterali dei medicinali.

woman getting a head and shoulder massage

Un’ alternativa ai medicinali è l’utilizzo di rimedi naturali come il trattamento manipolativo osteopatico. Questo tipo di terapia non presenta  effetti  collaterali come i medicinali ed è generalmente gradevole per il paziente. L’approccio dell’Osteopata al paziente con cefalea è olistico, cioè tiene conto di tutto il benessere del corpo e non solo della testa, infatti la causa di questo disturbo può risiedere oltre che nella testa in parti del corpo decentrate come la schiena o le articolazioni inferiori. Molte delle cefalee hanno un origine miotensiva, causata dalla tensione del tratto cervicale. Gli osteopati lavorano con le loro mani usando  tecniche di trattamento, che possono includere delle manipolazioni sui tessuti molli, fino  all’ immobilizzazione articolare passiva.

L’osteopatia risulta oltre che benefica anche curativa permettendo ai muscoli interessati di allentare la tensione apportando un notevole beneficio nel tempo. Spesso questo disturbo può essere riscontrato anche in persone che hanno subito dei forti traumi nella zona cervicale come i colpi di frusta.

E’ possibile comunque classificare diverse cause che favoriscono la comparsa di cefalee croniche come:
- sinusite;
- disturbi della vista;
- colpo di frusta;
– stress;
– problematiche occlusali;
– cattiva postura;

In tutti questi casi l’osteopata fornisce un ottimo rimedio alla diminuzione di tutti i sintomi e in alcuni casi risolve completamente il problema all’origine.

Fitoterapia per la cura delle infiammazioni articolari.

Le strutture osteo-articolari intese come osso, tendine e legamenti posso infiammarsi se sottoposte a cambiamenti climatici, intensa e prolungata attività sportiva, obesità e sovrappeso, sedentarietà, stress meccanico, malattie specifiche (come ad esempio squilibri ormonali), traumi. Poiché l’articolazione è ricca anche di terminazione nervose, una lesione di solito è segnalata da dolore. Tale manifestazione dolorosa può essere di diversa natura:

-Distorsioni e lussazioni. i capi ossei si allontanano e tutte le strutture circostanti vengono violentemente stirate, se temporaneo si tratta di distorsione, se permanente si tratta di lussazione.

-L’artrosi e l’usura del tempo. Con l’avanzare dell’età le strutture dell’articolazione possono deteriorarsi progressivamente, con dolore e limitazione del movimento: di solito si alternano periodi di relativo benessere e periodi in cui il dolore si fa più intenso. Questa degenerazione denominata artrosi, può colpire schiena, anca, ginocchio, spalla, caviglia, piede e più raramente il polso e le mani.

-Artrite reumatoide. E’ una malattia autoimmune che coinvolge tutto l’apparato osteoarticolare, molto dolorosa.

-Malattie reumatiche. Interessano l’apparato locomotore e possono essere distinte in:
malattie reumatiche intra-articolari se riguardano cartilagine, membrana sinoviale, capsula sinoviale ed extra-articolari se coinvolgono tendini, legamenti e fasci muscolari.

Tali patologie posso essere trattate con antinfiammatori di tipo non stereoideo o terapie farmacologiche adeguate dopo un attento esame medico. Un supporto a tale terapie può essere l’integrazione di fitoterapici.
La fitoterapia prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere. I rimedi naturali possono rappresentare un’ alternativa o un complemento alle terapie classiche per tenere sotto controllo i disturbi osteoarticolari.

fitoterapia

harpagophytum procumbens
Conosciuta come artiglio del diavolo, è un’erba perenne africana tipica degli ambienti aridi. della pianta viene utilizzata la radice come antidolorifico e antinfiammatorio. L’arpagofito trova quindi valida applicazione in artriti, artrosi, reumatismi, mal di schiena, tendiniti, sciatica, dolori articolari di tipo autoimmune come l’artrite reumatoide e psoriasica, sembra che l’artiglio del diavolo imiti l’azione dei fans bloccando la cascata dell’acido arachidonico in commercio, l’arpagofito si ritrova sotto forma di compresse, capsule, tinture madri, nonché in taglio tisana, per preparare decotti.

Spirea ulmaria
Contiene acido acetil salicilico, è un’aspirina naturale che mobilitando i liquidi può essere usata nell’artrite e dolori osteoarticolari in genere.

Uncaria
I preparati a base di uncaria hanno una forte attività antinfiammatoria e immunostimolante aspecifica perché l’uncaria contiene alcaloidi tetraciclici e pentaciclici. questi ultimi sono molto importanti perché responsabili dell’azione immunostimolante ed antinfiammatoria della pianta. polifenoli, flavonoidi, glicosidi dell’acido quinovico. essi sono impiegati nella profilassi e nel trattamento di malattie da raffreddamento, e qualora occorre rinforzare il sistema immunitario. La loro attività antinfiammatoria è utile nel trattamento di reumatismi e artrosi.

Bromelina o gambo d’ananas.
Potente antiedemigeno utilizzato come drenante in caso di dolori associati a versamento di liquidi.

Arnica
Nota fin dall’antichità si utilizza sotto forma di gel, creme o pomate per uso esterno e come compresse o granuli omeopatici per uso interno. ha proprietà antinfiammatoria e antiedemigena.

Boswellia serrata
Un antinfiammatorio naturale specifico contro i dolori ostearticolari. gli acidi boswellici inibiscono la produzione di metallopreteinase-3 responsabili della degradazione della cartilagine, facendo di questo principio attivo naturale l’antinfiammatorio di riferimento nell’osteoartrosi

Cartilagine di squalo.
Inibisce la formazione di nuovi vasi e capillari per cui è indicato in caso di infiammazione, inoltre essendo ricco di proteine mucopolissacaridi favorisce l’integrità del tessuto connettivo.

Glucosamina solfato e condroitina solfato.
Noti precursori del tessuto connettivo che forma la cartilagine indicato nelle articolazioni logorate.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.